14 agosto 2010

IL MISTERO MEDJUGORJE IN PUNTI QUATTRO

medj picture



Non è il solito filmatino su Medjugorje girato sul momento.
Si tratta di un'opera molto seria che ha richiesto anni di ricerca, studio, riprese e risorse economiche.
Molto importanti sono gli interventi  del teologo René Laurentin e il dott. Frigerio
Il filmato è un documento storico per il quale l'amico regista Marcello De Stefano, molto conosciuto in Friuli, ma anche a Cinecittà (http://it.wikipedia.org/wiki/Marcello_De_Stefano)  ha lavorato per molto tempo dagli anni '80 a proprie spese.
Ho collaborato per molte riprese recandomi appositamente a Medjugorje

E' disponibile l'intero filmato (che dura 5 ore) in 4 DVD       

Per informazioni:     piaipi@alice.it




Data: 1990 - quattro film -
Regia: Marcello De Stefano
Soggetto: Marcello De Stefano
Sceneggiatura: Marcello De Stefano
Fotografia: Pier Angelo Piai e Francesco Zillio
Scenografia: Ermes Gazziero
Musica: Rodolfo de Chmielewski
Arrangiamento musicale: Raul Lovisoni
Suono: Cometa-Roma
Speaker: Giorgio Merlino, Graziella Ricci Polini, Mirella Bragagnolo
Montaggio: Marcello De Stefano
Produzione: Demark Film, Udine, 1990
Durata punto 1: 120’
Durata punto 2: 49’
Durata punto 3: 50’
Durata punto 4: 80’


MARCELLO DE STEFANO NEL 1993 OSPITE DELLA TRASMISSIONE "I FATTI VOSTRI"

In data venerdì 4 giugno 1993, Marcello De Stefano è ospite della trasmissione «I fatti vostri» ai tempi animata da Fabrizio Frizzi per proporre allo sguardo attento ed interessato del presentatore e del pubblico, sia quello della piazza (e quindi di scena) sia quello televisivo, un film-saggio da lui girato e montato, facente parte della sua ultima fatica cinematografica dal titolo Il mistero Medjugorje in punti quattro, nel quale sono registrati alcuni «segni» di natura prodigiosa dei quali il regista, assieme al suo operatore, aveva avuto modo di essere spettatore nel paesino della Bosnia.



Nel corso dell’intervista, De Stefano ha presentato con molta chiarezza ed equilibrio i fatti avvenuti a Medjugorje senza addentrarsi in interpretazioni teologiche e condividendo la prudenza della Chiesa nel considerare la veridicità di tali avvenimenti, ma affermando comunque che qualcosa di non facilmente spiegabile sia accaduto sotto i suoi occhi e sotto quelli di coloro che tantissime volte nel corso degli anni sono stati spettatori di inattese «apparizioni». Al termine del suo incontro con Fabrizio Frizzi, inoltre, il regista friulano lancia un importante messaggio dall’alto contenuto umano e morale e cioè un invito rivolto a tutti gli uomini affinché essi riscoprano la propria coscienza e facciano dell’amore la dimensione quotidiana della loro vita.

L'ESPERIENZA DI MEDJUGORJE

L’esperienza di Medjugorje incomincia per De Stefano nel 1984, ma la lavorazione del film si presenta da subito lunga e faticosa, innanzitutto a causa delle difficoltà di natura economica (infatti il regista fu costretto a sobbarcarsi il costo del film) e di quelle riguardanti i mezzi tecnici a sua disposizione, ma soprattutto perché nelle sue intenzioni non vi era quella di dar vita ad un’opera di semplice carattere illustrativo, ma al contrario egli voleva analizzare il fenomeno da ogni punto di vista, in modo da realizzare un lavoro di scavo, il più possibile esaustivo.

È per questo motivo che a mano a mano che le riprese andavano avanti ci si accorgeva che i tempi di realizzazione del film sarebbero stati significativamente maggiori rispetto a quelli previsti. Racconta lo stesso De Stefano: «Un fatto scientifico, ad esempio, dovevo seguirlo, raccogliere le relative obiezioni da fuori e trovare anche le risposte adeguate. Ciò perché non si trattava di un semplice fatto di rappresentazione o informazione, ma di documentazione approfondita. Gli avvenimenti avevano un loro tempo evolutivo, implicavano anche interventi esterni da parte di servizi televisivi a cui dovevo assistere e dare anche una relativa risposta» (159).

Ne nasce un’opera dal respiro ampio e complesso, potremmo forse definirla a mio parere “totale”, che raccoglie tutto il materiale che De Stefano e la sua ristrettissima troupe sono riusciti a raccogliere nell’arco di più di quattro anni, con più di seimilaseicento ore di riprese, tanto che, come si legge sulla rivista “ IL SEGNO”, i tecnici di Cinecittà gli avrebbero detto che se quella enorme mole di materiale fosse stato «pellicola» e non «nastro», essa avrebbe fatto di De Stefano “il padrone-datore di lavoro di Cinecittà per anni” (160).

IL FILM


Il film, realizzato in videocassetta per la durata complessiva di circa cinque ore, è stato definito all’epoca il “più vasto e completo documento che finora sia stato realizzato sulle apparizioni della Madonna di Medjugorje” (161) e presenta una struttura che lo vede diviso in quattro parti o meglio, come tiene a precisare il regista, in quattro film veri e propri che in qualche modo mantengono una certa indipendenza l’uno dall’altro.

Cerchiamo ora di riassumere ed analizzare il contenuto di ognuna delle opere filmiche.

A) “Medjugorie punto uno”

La prima opera è stata diviso dal regista in tre ulteriori unità chiamate “parti”.


Nella prima parte vengono presi in considerazione i fatti accaduti nel piccolo paesino della ex Jugoslavia, con i pro e i contro. In particolare vengono intervistati i protagonisti diretti delle apparizioni, sei giovani che dal 24 giugno 1980 (data della prima apparizione mariana) sostengono di avere contatti periodici con la Madonna, la quale si presenterebbe loro al fine di comunicare alcuni messaggi riguardanti il destino dell’umanità in funzione di una vita eterna.

Le telecamere riprendono infatti in particolare Miriana, Jacob, Ivanka, Ivan, Maria e Vicka seguendoli anche in alcuni momenti della loro giornata e registrando le varie reazioni che seguono ad alcuni avvenimenti importanti come, ad esempio, quelli riguardanti il comportamento contraddittorio del vescovo di Mostar, il quale dapprima aveva palesato una propria convinzione favorevole alla veridicità delle presunte apparizioni mariane, per poi ritrattare il tutto e dichiarare il suo deciso rifiuto di ciò che accadeva a Medjugorje.

De Stefano è riuscito a riportare anche le risposte della gente del posto in contrapposizione al secco “no” del vescovo e ad analizzare i risvolti della vicenda.

La seconda parte prende in esame le risposte da parte della scienza che giustamente cerca di analizzare i fatti accaduti con la razionalità e la lucidità che le è propria. In particolare, in questa sezione, vengono illustrate le considerazioni psicologiche e psichiatriche che sono state stilate sui veggenti di Medjugorje da una équipe di scienziati, che alla fine riconosce la perfetta salute mentale dei veggenti esaminati.

In merito a questa parte, ed anche a quella successiva, vi è una dichiarazione del regista che si riferisce ai tempi delle riprese e che vuole mettere in luce come, anche nel comporre la sezione del film-saggio riguardante le osservazioni scientifiche, egli avesse incontrato non poche difficoltà.

Circa il metodo usato dalla scienza infatti De Stefano precisa: «Inizialmente si usavano i metodi più antiquati ed immediati come i pizzicotti, lo spillo; più tardi la scienza è entrata con maggior peso, ma bisognava attendere pazientemente i risultati e le pubblicazioni dei dati, le reazioni – contro i veggenti (n.d.r.) - come quelle di Gramaglia che risultarono infondate dalla stessa lettura degli encefalogrammi effettuati sui veggenti dalle équipes mediche francese ed italiana» (162).

Nella terza parte, che chiude il punto primo, vengono presentate le considerazioni neurologiche e neurofisiologiche sempre relative ai veggenti. Ed anche questa volta la scienza riconosce la perfetta autenticità di comportamento dei ragazzi dichiarando che i fenomeni che vivono i veggenti di Medjugorje non possono essere spiegati in chiave prettamente “naturale” (163).

B) “Medjugorje punto due”

Si passa, dopo il «sì» della scienza, ad interpellare in merito all’argomento “apparizioni” il parere della teologia, che si dimostra sostanzialmente favorevole al detto fenomeno.
Viene anche sottolineato come si possano vedere in apparizioni quali quelle di Lourdes e Fatima degli antecedenti rispetto a quelle di Medjugorje, con ampia loro trattazione circa anche una concatenazione di fatti significativa che le fa apparire legate al mondo in parallelo al farsi della sua storia.

Conseguita, anche nell’approfondimento teologico, l’opinione della fondatezza del fenomeno, si passa quindi a considerare ciò che effettivamente dovrebbe accadere a Medjugorie, da qui i punti tre e quattro.

C) “Medjugorje punto tre”

Vengono considerati i miracoli, materiali e spirituali, con la presenza anche di parere scientifico in merito, parere scientifico che li riconoscerebbe tali.

D) “Medjugorje punto quattro”

Si passa qui ad analizzare i «segni del soprannaturale» che avverrebbero a Medjugorje. Vengono presentate a questo proposito le varie obiezioni e controbiezioni al fine di dare vita ad un documento che risulti valido e teso il più possibile a stabilire l’attendibilità o meno dei fatti, in modo che ognuno possa costruirsi una propria opinione.

È da sottolineare che in questa opera filmica vi è il passaggio da una prima ad una seconda parte, non attraverso delle scritte che ne annuncino il passaggio, ma per mezzo di alcuni secondi di fotogrammi in nero, seconda parte nella quale si parla di parapsicologia quale possibile obiezione alla soprannaturalità dei fatti, obiezione che però viene negata da esperienze scientifiche, di carattere parapsicologico, operate sui veggenti dall’esperto dottor Gagliardi.

In questa quarta parte del film poi, vengono inserite le immagini riprese per conto del regista dai suoi operatori Pier Angelo Piai e Francesco Zillio, nonché anche da videoamatori in pellegrinaggio a Medjugorje, e che De Stefano suggerisce come possibili interpretabili «segni» della presenza di una dimensione soprannaturale.

Nell’intervista fatta a De Stefano dal suo operatore Pierangelo Piai, sulla rivista "IL SEGNO", nel settembre del 1989, alla domanda: «Qual’è la sostanza del messaggio che tu hai voluto formulare in maniera così originale e tradizionale contemporaneamente?» (164), De Stefano risponde mettendo in luce, a mio parere, anche i motivi e gli obbiettivi che l’hanno spinto a realizzare l’opera su un argomento così controverso: «Il messaggio è quello di Medjugorje: riproporre il recupero della fede nella tradizione affinché divenga forza viva.

Vi è implicitamente il messaggio legato all’ecumenismo conciliare e all’amore universale nella vera pace. Esso invita a riconsiderare il fatto etico come portante della verità, riaffermato alla luce di un grande fatto autoritativo come quello di Medjugorje in un mondo che ha rinnegato i propri principi cristiani nella cultura odierna. Vi è, quindi, una riproposta della fede non come alienazione, per cui ribadisco, come il vescovo di Spalato (che è favorevole alle apparizioni), che occorre anche un impegno operativo, senza il quale la preghiera sarebbe insufficiente.

Non si tratta di recuperare una religiosità «privata» fortemente consolatoria (che finisce con l’essere una grave mancanza di autentica religiosità), ma del recupero dell’impegno a vivere di vera fede nel mondo, in qualsiasi condizione ciascuno di noi si trovi» (165).

E questo messaggio ecumenico, De Stefano lo propone da sempre per mezzo della propria opera (sia essa cinematografica, pittorica o letteraria), anche dove egli non affronta direttamente l’argomento religioso, come in Incontro con un’infanzia rifiutata, in In un linguaggio il futuro o nella trilogia di Controlettura.

È da precisare, inoltre, che anche in un film-saggio così religiosamente particolare - come questo su Medjugorje - non manca la presenza della terra friulana. Infatti vi è una lunga intervista, altamente significativa per il fatto “Medjugorje” , relativa a persona (e anche ad un suo familiare: la madre) del Friuli, la quale avrebbe vissuto, in Friuli, precedenti eventi di natura precognitiva in rapporto alle apparizioni di Medjugorje concernenti sia il suo passato che il suo futuro.

Per quanto riguarda i dati tecnici merita di essere segnalata soprattutto la presenza di musica appositamente composta da Raul Lovisoni e Rodolfo de Chmielewski, che è anche cantore della sigla introduttiva.

L’uscita ufficiale del film-saggio Il mistero Medjugorje in punti quattro ha avuto luogo a Firenze in occasione del convegno «Medjugorje, anno decimo: un messaggio di speranza nella luce e nella continuità di Lourdes e Fatima» tenutosi dal 17 al 19 maggio 1991 - dando origine alle moltissime proiezioni, per anni, in Italia e all’estero, della “tetralogia” -.

A mio parere, dopo la visione della or detta “tetralogia” di Marcello De Stefano, ognuno potrà trarre le proprie conclusioni riguardo alla veridicità o meno delle cosiddette apparizioni mariane, ma c’è una cosa sulla quale tutti dovremmo convenire, e cioè sulla perfetta riuscita del film come opera completa, a trecentosessanta gradi si potrebbe dire, di documentazione sull’evento.

E non potrà non stupirci la costanza, la caparbietà e l’acuto spirito critico che caratterizzano da sempre la persona del regista friulano, che nel lungo arco di cinque anni, nonostante numerosi momenti di sconforto e nonostante le tantissime difficoltà incontrate, non si è perso mai d’animo ed è riuscito a portare a termine un progetto importante, non solo per la sua attività cinematografica, ma forse soprattutto perché, essendo credente convinto, ha risposto ad un’esigenza profonda che da tempo gli si agitava nell’animo.

E non potremmo non essere tutti d’accordo anche sulla validità del messaggio di fondo lanciato da De Stefano con questo film, che indica - e per un non credente in una efficace metafora - nell’Amore universale l’unica via di salvezza per l’umanità (tutta l’umanità, di qualsiasi razza, religione, sesso, classe sociale, credo politico) dal baratro in cui sembra sempre più precipitare attraverso le guerre, la violenza, il cinismo, l’alienazione, il crescente inquinamento ambientale, tutte piaghe che sono sempre più parte integrante della nostra realtà quotidiana (166).



NOTE

159 Pier Angelo Piai, L’intervista – Il Mistero Medjugorie in punti quattro su «Il Segno», settembre 1989. pag. 33.

160 Il Mistero Medjugorie in punti quattro su «Il Segno», luglio 1991. pag. 32.

161 Così si legge nel volantino «Il Mistero Medjugorie in punti quattro - anche il punto sul mistero?»

162 Pier Angelo Piai, art. cit., pag. 34.

163 Cfr. le parole pronunciate dal dott. Luigi Frigerio – Clinica Mangiagalli di Milano- all’interno del video.


164 Pier Angelo Piai, art. cit., pag. 34.

165 Ibidem.


166 Dal 1992 De Stefano ha iniziato ad effettuare, e continua tuttora, riprese relative al dato Medjugorje al fine di assemblarle poi in un altro film-saggio quale appendice-aggiornamento rispetto alla tetralogia.


“Medjugorie punto uno” “Medjugorie punto due” “Medjugorie punto tre” “Medjugorie punto quattro”