FRAMMENTI DI FORMAZIONE

INTERVISTA A PIER ANGELO PIAI (FORMATORE IN PENSIONE) DA PARTE DI ALCUNI SUOI ALLIEVI

                                                                


                                                        CURIOSITA' FORMATIVE


1) Qual'è stata la domanda più frequente da parte dei suoi allievi?

Posso andare in bagno?

2) Lo scherzo più bizzarro da parte degli allievi nei  suoi confronti?

Uno scherzo benevolo da parte di un corso grafici: un giorno trovai sul pavimento del corridoio una pista ricoperta di fiori che conduceva fino alla scrivania

3) La risposta più curiosa che ha dato?

Mentre alcuni ragazzi, schernendomi chiedevano il perchè delle mie calvizie feci questa constatazione: Dio ha creato miliardi di teste. Quelle venute meno bene le ha ricoperte di cappelli

4) L’episodio più originale e stravagante avvenuto  in classe?

Recentemente due o tre allievi di un corso, durante un dibattito in classe, esibivano con autosufficienza il loro ateismo. Nel frattempo un insetto abbastanza voluminoso e un po’ rumoroso gironzolava e non c’era verso di farlo uscire o di catturarlo. Ad un certo punto puntando il dito ed aprendo la porta gli ordinai a gran voce di uscire e così fece sotto lo sguardo sbigottito dell’intera classe. I ragazzi cambiarono subito atteggiamento e si misero a chiedere cose riguardanti l’esistenza dell’anima e dello Spirito.

5) Qual’è stata la strategia più originale che ha usato durante la lezione per monitorare il grado di attenzione dei suoi allievi?

Quella di inserire, a volte, delle cose assurde durante la spiegazione quando notavo un notevole calo di attenzione da parte degli allievi. Ad esempio: L’Italia è una monarchia fondata sulla disoccupazione. Oppure: I quattro Evangelisti erano tre: Pietro e Paolo. O anche: L’Unità d’Italia inizia con il Rinascimento ad opera di Pico della Mirandola. Credetemi: pochissimi allievi se ne accorgevano.

6) Come interveniva per placare gli allievi che  le facevano notare troppo presto che l’ora di lezione volgeva al termine?

Quando mancavano 10 minuti dicevo loro che ci volevano ancora 600 secondi prima del termine della lezione, oppure 6000 decimi di secondo così rimanevano a pensarci su.

Si dice che quando un allievo disturbava la  lezione per mettersi in evidenza, lei escogitava strategie molto particolari

Una volta ho chiesto alla classe di applaudire ad ogni battuta sciocca di un allievo che era molto pedante. Vi assicuro che in seguito sono riuscito a far lezione.

7) Cosa ne pensa della cultura alimentare?

Una volta, quando agli allievi facevo notare che gli usi alimentari cambiano in base alla cultura locale e rimanevano impressionati quando riferivo che molti popoli mangiano anche gli insetti, chiedevo loro: ma scusate... l’uovo di gallina che mangiamo tranquillamente da dove proviene?

8) E sul vizio del fumo?.

Per distogliere gli allievi dal vizio del fumo: ogni volta che fumate una sigaretta è come se vi attaccaste con la bocca al tubo di scappamento dell’auto...




                                                    L'INSEGNAMENTO

1) Quando e come iniziò ad insegnare cultura generale nella Formazione Professionale?

Fin da piccolo un mio desiderio era quello di diventare insegnante. Più di 40 anni, fa mi ritrovai ad insegnare in due corsi all’Istituto Tomadini di Udine, il CFP che in seguito diventò ENAIP. Gli allievi erano quasi miei coetanei, ma io presi la cosa seriamente e mi diedi da fare per aggiornarmi. Quando iniziai nel nostro Centro Professionale negli anni ‘80, non mi fecero alcun esame di verifica delle mie competenze: il direttore nell’assumermi si fidò solo del mio titolo di studio e delle mie esperienze.  Ero anche un po’ timido e preoccupato di verificare seriamente se avevo le reali capacità e la giusta preparazione per affrontare la formazione culturale di ragazzi che avevano scelto il Centro per svariati motivi, tra i quali anche i loro precedenti fallimenti scolastici. Avevo carta bianca su tutto: sui metodi di insegnamento e persino sui contenuti, anche se facevo riferimento ad un programma formalmente un po’ carente. Con sorpresa, però, gli allievi mi hanno sempre dimostrato affetto sincero ed anche riconoscenza, ma sono consapevole che avrei potuto dare di più.

2) Che metodo di insegnamento utilizzava?

Alcune lezioni erano basate su dialoghi particolari che facevano riferimento alla loro realtà esistenziale e, sinceramente, a volte questi mi distoglievano dai contenuti che avevo progettato di trasmettere. La funzione di educatore sembrava prevalesse su quella del formatore professionale. Un mio metodo pratico consisteva, comunque,  nel seguire una piccola dispensa, trasferire i contenuti in slides che proiettavo sul muro, commentare le proposizioni visualizzate ed associate a qualche immagine, soffermarmi sul significato delle parole e dei concetti più ostici, proiettare filmati inerenti agli argomenti trattati e concludere la lezione con qualche considerazione, rispondendo spesso alle domande più varie degli allievi. Dopo due o tre lezioni davo loro dei quiz sugli argomenti trattati, e in base agli errori od omissioni, assegnavo una valutazione (più obiettiva possibile). La mia pedagogia consisteva nello stimolare in loro qualche curiosità culturale, presumendo che avrebbero approfondito qualcosa da soli. Personalmente a volte mi trovavo spiazzato di fronte alla refrattarietà nell’apprendere di molti allievi. Per questo ero più propenso ad un insegnamento creativo, che non considerava in modo prioritario il risultato delle tradizionali verifiche, ma l’interesse emotivo degli allievi. Essendo molti ragazzi particolarmente avulsi alla scuola tradizionale, l’unico modo per coinvolgerli nelle materie teoriche era quello di farli sentire importanti e capaci di esprimersi attraverso il dialogo ed il confronto in classe.

3) Che tipologia di allievi formavano i corsi in cui insegnava?

Molti  allievi che frequentavano il Centro erano o drop-out delle scuole superiori o scolari che la scuola media non era riuscita a recuperare e venivano orientati dagli stessi insegnanti. Constatavo che alcuni ragazzi provavano un po’ di avversione per le materie teoriche che ritenevano completamente inutili. Miravano  all’attestato di qualifica per poter dopo lavorare. Ma non mi sono mai scoraggiato e cercavo di stimolare in loro almeno un po’ di curiosità su se stessi ed il mondo che li circondava.

4) Cosa insegnava nello specifico?

Nello specifico insegnavo “cultura generale”. Italiano, inglese, storia, geografia, diritto, economia, sicurezza sui posti di lavoro, politica dell’Unione Europea, legislazione sociale del lavoro, ecologia ambientale. Schernendomi mi definivo un “tuttologo”. Si può davvero  insegnare seriamente tutte queste materie? – mi chiedevo. Oltre a prepararmi effettuavo verifiche serie su tutti questi contenuti in 7 - 9 corsi per un totale di 150-200 allievi L’orario di permanenza al Centro era dalle 8 del mattino alle 17,30. Dedicavo molte ore a casa (a fine settimana) per correggere compiti e prepararmi.

5) Cosa pensa della sua preparazione culturale?

Quando agli allievi ammettevo la mia ignoranza mi guardavano sbigottiti e si dimostravano un po’ increduli. Ma li facevo riflettere. Chi si crede colto si soffermi a considerare a lungo la sua cultura frammentaria e capirà. Chi si crede saggio penetri a fondo la sua stoltezza e comprenderà.  Ho letto molte cose, ma ho ancora moltissimo da approfondire. Penso sinceramente di conoscere ben poco rispetto a ciò che esiste. La mia ignoranza è davvero abissale. Coloro che mi credono colto non si rendono che ognuno di noi ha una cultura piuttosto frammentaria. In tutti i campi dello scibile umano sono profondamente lacunoso,  compreso l’informatica. Avverto in me una sorta di analfabetismo di ritorno su molti aspetti della cultura moderna. Non ti meravigliare di ciò che dico, ma è la realtà. Più si invecchia e più ci si rende conto che ci sono infinite cose che non conosciamo

6) Cosa farà da pensionato?

La mia mente non riesce ancora ad abituarsi alla situazione di “pensionato”. In genere ci si prefigge sempre qualche scopo nella vita. La scuola in qualche modo me ne suggeriva alcuni, anche se spesso avvertivo in me situazioni a volte fallimentari. Ma non starò con le mani in manoqualcosa inventerò. Ci sono sempre occasioni: gestire le cose famigliari, scrivere, curare il blog che ho fondato (www.friulicrea.it), realizzare video, donare la propria disponibilità (anche tramite Facebook) la pensione non dovrebbe essere un pretesto per lasciarsi travolgere dalla pigrizia e diventare fannulloni.

7) Secondo lei quale è la vera educazione che dovrebbe ricevere un giovane da un formatore?

Generalmente si confonde “educazione” con “istruzione”. E’ giusto cercare di conoscere i fenomeni e le loro cause. Ma quando ci si ferma solo all’aspetto cognitivo la formazione diventa assai riduttiva. Quello che spesso si dimentica o si tralascia appositamente nella formazione dei giovani è l’aspetto umano centrato proprio sulla persona e che nessun educatore dovrebbe trascurare. Sono sempre stato più propenso ad un insegnamento creativo, che non considera le tradizionali verifiche, ma l’interesse emotivo degli allievi. Essendo ragazzi particolarmente avulsi alla scuola tradizionale, l’unico modo per coinvolgerli nelle materie teoriche era quello di farli sentire importanti e capaci di esprimersi attraverso il dialogo ed il confronto in classe.



8) Deve ammettere, però, che noi siamo qui, in questo Centro, per imparare un mestiere

Un giovane non dovrebbe essere preparato solo a trovare un lavoro o a diventare scaltro in una società sempre più furba. Il significato originale ed etimologico della parola educazione viene dal latino “e-ducere” che significa letteralmente condurre fuori, quindi liberare, far venire alla luce qualcosa che è nascosto. La vera educazione inizia con l’autoconsapevolezza.  E’ molto difficile intuire chi realmente siamo. Nell’educazione intesa nel senso comune la mente viene riempita di dati, informazioni, relazioni, progetti, ideali... ma non le diamo mai l’opportunità di svuotarsi per dare spazio ad un altro tipo di riflessione che converge sulla nostra identità più profonda. Una sana educazione dona spazio alla propria sensibilità che, se viene opportunamente espressa, si ripercuote positivamente sull’autoaccettazione e sul rapporto con gli altri e la natura.

9) Però, sia i genitori che i formatori spesso ci inculcano l’idea che dobbiamo diventare dei bravi professionisti per affrontare la società sempre più esigente..

Un tecnico professionalmente preparato, un dirigente che sa come  organizzare l’ambiente di lavoro, un imprenditore che conosce molti dinamismi per investire accumulando capitale, ma che non sa essere sensibile verso la vita ed il prossimo, ha fallito parzialmente la sua missione. Non ha tenuto conto dell’aspetto integrale della sua persona che è correlato alla capacità di osservare, indagare, capire in profondità la vita, e, soprattutto, amare. L’educazione giusta, quella che realmente ogni formatore od insegnante dovrebbe trasmettere, non è solo finalizzata alla preparazione professionale, ma è anche sensibilizzazione, stimolo all’autoconsapevolezza, alla ricerca più interiore, all’amore per la vita e per il prossimo. “Ciascuno cambi se stesso per cambiare il mondo” diceva Krishnamurti. Oppure: “Non serve dare risposte, ma spronare gli uomini alla ricerca della verità”:

10) E’ soddisfatto della sua carriera di formatore?

Sono ben consapevole che, nonostante tanti anni di insegnamento e di esperienza, ci sono tante cose che dovrei ancora  imparare. Nella nostra vita tutto e tutti sono i nostri veri maestri perché ci insegnano qualcosa. Anche a loro insaputa. Gli eventi gioiosi e dolorosi della nostra vita, ad esempio. Se sappiamo trarre da essi un vero insegnamento sono "maestri". Così pure le persone più comuni che vivono accanto a noi possono insegnarci molto. Anche quelle che a prima vista appaiono le più insignificanti.

11) Cosa significa per lei imparare?

Io ritengo che gli stessi miei allievi siano stati anche miei maestri, nel senso che mi hanno stimolato a conoscere l’animo umano e la sua più interiore evoluzione. Ho conosciuto allievi molto umili ma grandi osservatori: parlavano solo se interrogati. Quel loro silenzio, la loro sobrietà e quella discrezione dignitosa  insegnano più di mille discorsi. Diceva un saggio filosofo : Sai cosa significa imparare? Quando impari veramente, impari dalla vita; non c'è un insegnante particolare da cui imparare. Tutto ti è di insegnamento: una foglia morta, un uccello in volo, un profumo, una lacrima, il ricco e il povero, coloro che piangono, il sorriso di una donna, l'alterigia di un uomo. Impari da ogni cosa, quindi non hai bisogno di guide spirituali, di filosofi, di guru. La vita stessa ti è maestra, e tu sei in uno stato costante di apprendimento. "link:krishnamurti" (Krishnamurti)

12) Perché lei amava spesso scherzare anche durante le lezioni?

La vita è vissuta in base alla prospettiva con cui ci poniamo. Per chi tutto è tragico la sua vita è una immensa tragedia. Tantissimi si prendono troppo sul serio e si comportano come se tutto dipendesse da loro e soffrono se non si sentono protagonisti. Con questo tipo di approccio vivono sempre insoddisfatti di se stessi e degli altri. Il loro perfezionismo è un eccesso del “sé”, una ipertrofia dell’io che fa star male se stessi e chi ha a che fare con loro in qualche modo.

13) Un suo parere: chi è più felice?

Certo la felicità permanente nessuno riesce a raggiungerla in questa dimensione spazio-temporale. Lo stesso desiderio della felicità può provocare altra infelicità. Un sano distacco ci fa vedere le cose in modo più obiettivo. «Beati quelli che sanno distinguere una montagna da un ciottolo, perché eviteranno molti fastidi», sosteneva Thomas More, l'insigne umanista inglese. Ma per attuare questo sano distacco dagli eventi che ci cadono addosso basterebbe allenarci all’autoironia, che potrebbe cominciare dal linguaggio stesso, proprio perché il linguaggio interagisce anche con il pensiero. Ci vuole un po’ di acume per cogliere gli aspetti bizzarri e contradditori della nostra esistenza insieme agli altri.



 

    


14) Perché spesso non riusciamo ad accettarci così come siamo?

Quando ci guardiamo allo specchio osserviamoci con tenerezza ma anche con senso dello humor scrutando gli inestesismi, le piccole asimmetrie del nostro volto, il portamento e la postura, le rughe, i segni del tempo ecc. Osserviamo attentamente il nostro disappunto per un difetto fisico che non accettiamo: non è già esso un aspetto bizzarro della nostra personalità? Il non accettarci come siamo  è uno degli atteggiamenti più ridicoli che evidenziamo: invece di essere un dramma potrebbe diventare un’ottima occasione di divertimento, basta cambiare prospettiva.

15) In che senso “cambiare prospettiva”?

Noi siamo quello che siamo e piangerci addosso non serve a nulla. Dobbiamo cogliere gli aspetti positivi della vita. Per quanto riguarda la nostra personalità e le nostre reali capacità, cerchiamo di coscientizzarci sinceramente sull’importanza eccessiva che diamo al nostro “io”. Osserviamo le nostre reazioni quando facciamo una brutta figura o pensiamo di non essere sufficientemente considerati. Il nostro eccessivo “amor proprio” non è vero amore se non sappiamo diluirlo con un po’ di umorismo e di sana autoironia. Il mondo, tutto sommato, esisteva prima di noi e continuerà anche dopo. Se ci prendiamo troppo sul serio diventiamo nevrotici e costituiamo un serio pericolo per noi stessi e per gli altri che devono subire le nostre esplosioni di ira perché non sappiamo accettarci così come siamo. E’ profondamente sereno chi vive con un certo distacco da se stesso e dagli eventi. Tutto muta e passa, compresi gli eventi dolorosi o piacevoli e la nostra vita terrena stessa. Il nevrotico che impara a ridere di sé può essere sulla via dell'autogoverno, forse della cura. (Allport)                                         

16) Quando siamo realmente autentici?

Quando guardi quell’albero  sei convinto di conoscerlo. Ma lo hai veramente osservato così come è, con le sue fronde, le sue foglie, la sua corteccia, la sua vitalità con tutti gli animaletti che ospita, i sui movimenti dovuti al vento, i suoi cambiamenti giornalieri e stagionali? Ti soffermi mai ad osservare un ruscello le cui rapide acque nascondono infinite dinamiche che formano onde frizzanti le quali si rincorrono festose  trasformando continuamente la sua superficie? Osservi davvero il cielo contemplando le nubi che si rincorrono, si aggregano, si trasformano senza mai stancarsi? Ammiri davvero gli animali e la loro vita così istintiva, semplice, rudimentale? Osservi davvero le loro fattezze e le loro reazioni? Ti soffermi mai ad osservare la frettolosa folla che ti passa accanto, i volti spesso preoccupati, assorti in mille faccende, ma incapaci di vivere autenticamente l’attimo?

17) Comunque io credo di conoscermi abbastanza

Il tuo amico: dici di conoscerlo. Ma lo hai veramente ascoltato, osservato anche nei dettagli che spesso sottovaluti? Hai intuito cosa pullula dietro la sua maschera? La tua amica: intuisci davvero ciò che si cela nella sua interiorità, oltre all’aspetto prettamente fisico? Così vale per la nostra mente: crediamo di conoscerci, ma raramente ci soffermiamo ad osservare ogni suo più recondito dinamismo, le sue molteplici sfaccettature, i suoi cambiamenti d’umore, i suoi sentimenti e le sue emozioni.

18) Se però mi soffermo a pensare troppo alla mia mente ed ai suoi contenuti più inconsci prendo paura...

Abbiamo forse paura di scandagliare le stesse nostre paure... E così ci accontentiamo di vivere alla superficie, ripetendo più o meno le stesse cose senza una seria consapevolezza. Molte occasioni di arricchimento vengono in questo modo disperse nella noia che ci costruiamo giornalmente quando non riusciamo a captare l’essenza della nostra vita nella sua interezza.

19) Lei parla spesso di silenzio interiore. Perché?

Oggi qualsiasi evento è oggetto di discussione, dibattito, polemiche, confronto. Pare proprio che il silenzio non venga preso molto in considerazione. La mentalità comune pensa che silenzio sia semplicemente la mancanza di parola. Ma ogni parola espressa è il nostro pensiero mediato dalla voce Essa è estremamente importante per la nostra società ma ha anche dei limiti: non arriverà mai ad esprimere perfettamente ciò che vorremmo perché ogni fonema, per quanto sia molto utile, è sempre una cristallizzazione del nostro retaggio culturale. Ecco perché il vero silenzio interiore può contribuire a farci percepire meglio la ricchezza e la povertà di ogni parola.

20) Ritengo, però, che il linguaggio è importante per socializzare

Nel comunicare usiamo molti luoghi comuni che riecheggiano dall’ambiente esterno, dalle persone che frequentiamo e dai mass-media. Essi non sono in realtà il frutto del nostro pensiero più genuino, ma riflessi condizionati che si ripercuotono nei muscoli della lingua. Siamo costantemente immersi nei luoghi comuni e per chi se ne accorge la frequentazione sociale è spesso pesante e monotona proprio per questo.

21) Cosa serve realmente il silenzio interiore?

Bisogna considerare, allora, un altro tipo di silenzio che è molto più interiore di quello che si pensa. Se nel silenzio siamo realmente attenti a come funziona la nostra mente ci accorgiamo di non saper osservare senza associare all’oggetto della nostra osservazione parole già pre-confezionate. Questo snatura la nostra coscienza originale perché ci serviamo di concetti già filtrati dalla mentalità comune e quindi la nostra riflessione non è realmente creativa e perde la sua originalità. E’ nel silenzio che noi riusciamo a trascendere ogni forma di linguaggio stereotipato. In esso entriamo nella dimensione del meta-linguaggio, il quale ci aiuta a padroneggiare meglio la situazione per non scadere nei luoghi comuni e lasciarci condizionare dalla mentalità corrente. Ciò naturalmente richiede grande attenzione e spirito di osservazione.

22) In che cosa consiste il vero silenzio interiore?

Il vero silenzio interiore consiste nel porre tra parentesi concetti, immagini, e persino fonemi acquisiti sin dall’infanzia. Ci vuole sagacia, avvedutezza e coraggio perché la nostra mente è avida di contenuti e teme il vuoto. Anticamente andare nel deserto significava rientrare in se stessi per fronteggiare meglio le situazioni sociali. I monasteri di clausura usano ancora l’espressione “fare deserto”. La mentalità comune naviga perfettamente al contrario e teme il silenzio. Si aderisce a ideologie, partiti, istituzioni ecc. anche perché si vuole delegare il pensiero ad altri. Scaltri oratori parlano molto per dire nulla in molti campi.L’umanità oggi è ancora in pericolo perché non sa cosa significhi fare il vero silenzio interiore, il quale è il motore del vero progresso civile ed etico. In esso si eviterebbero guerre e conflitti vari, ingiustizie sociali ed economiche, plagi e mistificazioni, errori madornali. E qui calza a proposito un aforisma del grande poeta e scrittore francese Alfred de Vigny: “Solo il silenzio è grande; il resto è debolezza”.

23) Nella vita mi piacerebbe diventare famoso.

La vita della maggior parte degli uomini passa nell'anonimato, ad eccezione di poche persone che hanno avuto successo perché considerate geniali od eccezionali nel bene e nel male. Molti giovani aspirano ad uscire dall'anonimato, vorrebbero diventare qualcuno che conta. La mentalità comune pensa che il successo permetta una vita straordinaria, piena di emozioni e ricca di rapporti umani. Questo desiderio, però, si scontra con la realtà della vita quotidiana che passa spesso monotona, scialba, mediocre.

24) Appunto! Percepirmi  nella mediocrità mi rattrista

Chi si percepisce mediocre si rifugia nelle illusioni o spesso cade nella depressione: si sente una nullità, uno tra i tanti milioni di esseri umani che praticamente nessuno considera ad eccezione di quei pochi che si interessano di lui. Quando vogliamo essere più grandi rischiamo di sclerotizzare il nostro pensiero, perché lo limitiamo ad una idea fissa. Sviluppiamo solo parzialmente le potenzialità creative del nostro animo, perché viviamo nel desiderio smodato di essere qualcuno che in realtà non siamo.

25) Vorrei essere un protagonista famoso...

Se prendiamo davvero coscienza del valore della nostra stessa esistenza, chiunque noi siamo, scopriamo con stupore che siamo i veri protagonisti di una storia particolare che nessuno ha mai vissuto e vivrà: la nostra storia personale, quella che non appare sui libri di storia o sugli altri mezzi di comunicazione più diffusi. Essa ha infinite sfaccettature: è drammatica, meravigliosa, ha una ricca e stravagante trama, ci sono ambientazioni diverse, conflitti interiori, antagonismi, dialoghi, memorie, impulsi, momenti profondi o superficiali, errori personali, amicizie, rapporti sociali sempre diversi ed interessanti.

26) Spesso mi piacerebbe essere come quel cantante

Nessuno può mettersi al  posto di un altro, ognuno ha il  suo DNA, un suo vissuto, le sue doti e i suoi difetti ed inclinazioni, una volontà diversa. Anche i gemelli monozigoti rimangono unici ed irripetibili, nonostante l'apparente uguaglianza. Ogni esistenza è unica ed irripetibile: è un concetto che dobbiamo ribadire continuamente e che non può essere rimosso.

27) Nell’anonimato, però, non riesco a dare un senso alla vita

Il senso della vita siamo noi stessi: è inutile viaggiare chissà dove. Dobbiamo viaggiare dentro noi stessi, perché siamo davvero i protagonisti di una storia che non è superflua... Anche se soffriamo per le sconfitte, non dobbiamo subirle: possono diventare vittoria se abbiamo presente il miracolo di esistere.

28) Perché si esiste?

Si esiste nella pietà, nell'amore disinteressato, nella riflessione e nell'indagine su chi realmente siamo e sul nostro destino eterno, che è conoscenza e amore. Davvero in ognuno di noi si nasconde un misterioso segreto: sta a noi custodirlo e scoprirlo nelle varie vicende della vita. Questo segreto ci porta a vivere valorosamente la quotidianità che potrebbe diventare straordinaria in ogni momento. L'avvenire migliore non lo si aspetta come si aspetta un treno....Un avvenire migliore lo si costruisce, non lo si subisce. Lo si domina...si può fare..ma è necessario che sia fondato sui valori trascendentali della vita.

29) Perché noi giovani oggi veniamo attratti da molte cose?

Se considerassimo a fondo il dinamismo della nostra mente e prendessimo seriamente coscienza dei suoi contenuti ci meraviglieremmo della nostra superficialità. Crediamo di trovare riposo nelle cose che accarezzano il nostro egoismo e stimolano il piacere puramente materiale dei nostri sensi. Ma ci illudiamo: il tempo corrode tutto. La nostra mente è spesso "folle" proprio perché rimane alla superficie delle cose, degli eventi, dei fenomeni.

30) Perché siamo spesso insoddisfatti della vita?

I diversi desideri del nostro appetito si rincorrono... ma riusciamo a soddisfarli solo temporaneamente.  Rimane sempre un fondo di insoddisfazione difficilmente individuabile e questo è un segno che ancora non abbiamo scoperto il segreto della vita autentica. Chi cova dentro di sè troppi desideri materiali, vive agitato ed eccessivamente inquieto. Ricerca gli amici più superficiali o i vari piaceri della carne per vincere la noia: non sopporta di stare solo con se stesso proprio perché la sua interiorità si fonda sulle cose passeggere, transeunte, quindi sul nulla.

31) Come vivere felici, allora?

Noi possiamo regalarci anche la felicità, se lo vogliamo. Ma è un esercizio che richiede una certa applicazione, perché stravolge il nostro comune modo di pensare il quale è inquinato da egoismo, orgoglio e pregiudizi. Non è facile porre una parentesi ai desideri più sfrenati della mente per dedicarsi alla vera ricerca interiore. Un primo passo consiste nel rendersi consapevoli che la dimensione terrena ha i suoi limiti spazio-temporali: ciò serve per tenere a bada la nostra mente che escogita mille meccanismi per sfuggire dall'essenziale. Quando ci rendiamo conto che la nostra dimensione terrena è solo il DNA della dimensione eterna, allora cominciamo ad accettare la presenza di Dio nelle cose, negli eventi ed in noi. E' così che doniamo alla nostra anima e ai nostri occhi il riposo in Dio.

32) E’ possibile che ciò che esiste provenga dal nulla assoluto?

Può il caos generare l’ordine? Si tratta solo di buon senso. Immagina un testo scritto. Proviamo a ritagliare le singole parole. Poniamole in un contenitore. Quante volte devo scuotere perché ritorni esattamente il foglio scritto di prima? Può venire qualcosa dal nulla? Persino una idea od un concetto, anche il più astratto ha bisogno di un cervello ben strutturato per poter essere generato e comunicato. Qualsiasi oggetto ha un realizzatore ed ogni opera proviene da chi la progetta. Ogni effetto ha una sua causa ed ogni causa ha un suo effetto.

33) C’è chi sostiene che il mondo proviene dal nulla. Cosa significa?

Se affermiamo che c’è il nulla, entriamo in contraddizione logica ed ontologica. Diciamo che esiste qualcosa che non c’é, a meno che non intendiamo l’affermazione come riferita a un contenuto prettamente gnoseologico o logico, per cui  “nulla” significa per noi solamente il non- essere, l’assenza di ogni forma di quiddità, di ente od esistente. Per concepire il nulla ci si dovrebbe riferire ad un ipotetico confine tra l’essere e il non-essere.

34) Ma è possibile realisticamente parlare di “confine”? 

Concettualmente il “nulla” potrebbe considerarsi un “flatus voci”, ma anche un concetto in qualche modo ha una forma di esistenza, anche se è partorito dalla nostra mente. Esistenza “virtuale, si direbbe oggi. Ciò che è immaginabile, anche se privo di concretezza materica od energetica, è sempre esistente se non altro come dinamismo del pensiero.  Ma quando ci addentriamo nella concettualizzazione del nulla, sorgono numerose difficoltà ermeneutiche. Vorremmo, in sostanza, definire ciò che non é, il che equivale a prolungare l’humus ontologico oltre se stesso, operazione questa contradditoria sotto tutti i punti di vista.

35) Cos’è allora il nulla?

Il nulla è indefinibile con il linguaggio comune ed anche con quello più sofisticato. Noi viviamo e ci muoviamo all’interno dell’essere, di qualsiasi ordine e grado, ma sempre all’interno. Con il termine “nulla” si vorrebbe indicare qualcosa di esterno, ma è un’operazione logica senza senso perché quando mi riferisco a ciò che non è asserisco che non posso affermarlo. Ogni essente ha un grado di perfezione in quanto è, se mi riferisco al “non essere” in quanto non è, entro nel non-senso e nell’irrazionale più assurdo. Noi siamo  esistenti, quindi, anche perché ne abbiamo coscienza. Coscienza d'esserci, direbbero gli esistenzialisti. Esistenza donataci da Dio. Dal nulla all'essere: infinita potenza creatrice, meraviglioso mistero sul quale dovremmo tornare spesso per intuire il senso della nostra vita ed il rapporto che dovremmo avere con il Padre, l’Essere sussistente.

36) Lei ci parla spesso della centralità della persona. Che cos’è per lei la persona?

Ci troviamo di fronte ad un’altra misteriosa meraviglia, che però noi spesso sottovalutiamo: la persona. Quando siamo davanti a qualsiasi persona noi applichiamo le nostre categorie mentali e subito mettiamo in atto un meccanismo mentale strano: esistono persone importanti ed insignificanti. Per noi le persone importanti sono coloro che in qualche modo rappresentano la realizzazione di un desiderio che proiettiamo su di esse.

37) In che senso?

Un famoso giocatore, un campione dello sport, un cantante, un attore o un’attrice, uno scienziato, un genio, un politico, uno scrittore, un ricco... queste persone vengono da noi altamente considerate per le loro qualità e per il ruolo sociale che noi “persone comuni” non abbiamo. Quando invece ci troviamo di fronte ad una persona che riteniamo insignificante per il suo ruolo o per la sua apparenza ci comportiamo diversamente. Questo perché la cecità non ci fa vedere la realtà così come è. Proviamo a mettere tra parentesi ogni forma di pregiudizio: poniamoci di fronte a due realtà. Da una parte una persona che consideriamo poco e dall’altra l’intero Universo che immaginiamo privo di esseri viventi dotati di intelligenza.

38) Chi è più importante la persona o l’intero universo?

Non dobbiamo considerare il fatto che senza l’Universo noi non potremmo esistere così come siamo. Ma la questione è molto più in profondità. Chi dei due è realmente più importante se presi isolatamente?  Se ammettiamo che l’importanza è basata sul grado di coscienza che un “soggetto” possiede, già la bilancia pesa abbondantemente dalla parte della persona. L’Universo non ha il suo grado di coscienza perché risponde solo a delle leggi intrinseche, ma non può prendere delle decisioni in modo autonomo. Se crediamo che la persona, indipendentemente da tutti i ruoli sociali o l’apparenza esterna, abbia un’anima immortale, allora dobbiamo affermare con certezza che essa vale qualitativamente più di tutto l’Universo intero, perché mentre quest’ultimo è destinato a dissolversi completamente, l’anima sopravvive in eterno ed avrà una coscienza eterna.

39) Lei ammette l’esistenza dell’anima immortale e ci parla anche di Gesù Cristo. Perché è convinto della loro esistenza?

E’ per uno dei motivi  appena esposti sopra che il Creatore di tutto ciò che esiste ha voluto misteriosamente incarnarsi in un uomo. Dio si è storicamente fatto piccolo affinché ognuno di noi aprisse la mente ed il cuore per albergare nella sua anima immortale, sintesi di tutto l’Universo. Egli desidera che ogni persona prenda coscienza della  grandezza del suo destino di libertà. Si è dato il nome di “Gesù”, che vuol dire “Dio salva” e condivide ogni attimo della vita di ognuno di noi per farci crescere crescendo in noi e spronarci a divinizzarci, partecipando della sua natura divina. Solo allora capiremo appieno il valore immenso di ogni persona creata ad immagine e somiglianza di Dio.

40) Lei crede davvero nelle apparizioni di Medjugorje?

Maria sta apparendo a Medjugorje da quasi trent'anni perché è la nostra vera madre spirituale e vuole condurci tutti alla salvezza eterna. Molti dubitano di queste apparizioni perché abbondano di messaggi. Ma se ci pensiamo bene Maria sta realmente facendo Catechesi e ci sta preparando ad una svolta epocale dell'umanità. L'abbondanza dei messaggi è dovuta alla situazione eccezionale in cui l'umanità si trova, ormai sull'orlo dell'autodistruzione perché Satana vuole distruggere il pianeta in cui viviamo. Maria, invece, vuole salvarla e per questo è stata inviata da Dio stesso.

41) Ma cosa le fa credere a questi eventi così straordinari?

E' necessario prenderli sul serio, soprattutto i giovani. Del resto Maria ha già dimostrato nel passato che fa sul serio. Sono stato là personalmente 7 volte anche per aiutare il mio amico regista Marcello De Stefano ed ho avuto modo di conoscere i veggenti personalmente per intervistarli. Nelle condizioni in cui si trovavano a me pare impossibile una contraffazione: avendo insegnato per tanto tempo intuisco quando un giovane mente o simula situazioni così serie, specie se sotto gli occhi di giornalisti con telecamere o di migliaia di fedeli.

42) In sintesi cosa sta trasmettendo Maria all’umanità?

Maria vede nei nostri cuori la morte senza speranza, l'inquietudine e la fame. Molti non credono più in Dio e irridono la religione e la chiesa cattolica, soprattutto dopo i recenti scandali emersi sui mass-media mondiali. Ma chi rifiuta Dio nel suo cuore non può avere la pace perché ognuno di noi siamo stati creati da Lui per essere destinati a diventare figli adottivi in Cristo, simili a Dio. La Madonna ci esorta ad aprire i nostri cuori e ad accogliere il Signore confidando nella sua Misericordia senza limiti, pronta a perdonare anche i peccati più gravi se siamo pentiti. I Vangeli riportano ciò che Gesù Cristo affermava: "ci sarà più gioia in cielo per un peccatore convertito, che per novantanove giusti che non hanno bisogno di conversione." Il Padre, quindi, ci aspetta pazientemente perché non vuole che nessuno di noi sia perduto. Ma rispetta la nostra libertà: è Lui la vera pace e la nostra speranza!

43) Lei ci ha insegnato a conoscere e rispettare la Costituzione Italiana. Cosa direbbe ai giovani d’oggi che si trovano a vivere in una società dove i valori sociali, etici e politici sono così spesso calpestati?

Anche se avrebbe bisogno di un sostanziale rinnovamento, la Costituzione italiana contiene sempre dei principi ancora validi, che se fossero rispettati da tutti porterebbero il benessere sociale e personale.

44) Se avesse il potere di rinnovare la società italiana e le sue istituzioni come procederebbe concretamente?

Istituirei una Commissione di Saggi (un centinaio), ai quali spetterebbe solo il compito di scegliere i candidati più idonei a governare. In questo modo si evita di far salire al potere persone ignoranti della Costituzione e moralmente indegne di amministrare la cosa pubblica.

45) Con quali criteri potrebbero essere scelti questi saggi?

Attraverso l’applicazione di un meccanismo davvero più democratico che consente di rispettare la sovranità popolare da una parte, ma anche di facilitare e snellire le procedure elettive.

43) Chi sono questi saggi?

Onesti costituzionalisti, innanzittuto (studiosi della Costituzione continuamente impegnati). Persone di integra condotta, relativamente giovani ma con una certa esperienza alle spalle ed animate dal desiderio di garantire l’effettiva applicazione della Costituzione. Questi saggi hanno anche il compito di esaminare a fondo i candidati proposti dalla base popolare per scegliere le persone giuste.

46) Che caratteristiche dovrebbero avere gli individui scelti dai Saggi?

- Essere persone conosciute e stimate per la loro buona condotta ed onestà

- Essere profondi conoscitori della Costituzione italiana

- Non avere precedenti politici ambigui e malavitosi

- Essere animati da spirito di servizio verso la comunità.

- Accettare il compenso notevolmente ridotto rispetto a quello dei loro “onorevoli” predecessori. 

- Riproporsi di eliminare davvero tutti i privilegi delle caste.

- Essere coraggiosi nell’eliminare gli sprechi della pubblica amministrazione

- Essere lungimiranti per  far crescere il paese attraverso la ricerca, la formazione professionale ed etica dei cittadini, l’utilizzo dell’energia pulita e la salvaguardia della salute dei cittadini.

- Dovrebbero vigilare affinché tutti paghino le tasse proporzionalmente al proprio reddito.

- Garantire l’applicazione delle norme sulla prevenzione e la penalizzazione dei reati, essere continuamente impegnati a salvaguardare la giustizia sociale in ogni forma.

- Durare non oltre i due-tre anni per consentire una sana rotazione ai cittadini onesti che desiderano realmente il bene della Nazione. 

47) E degli schieramenti politici cosa ne pensa?

Non servirebbero schieramenti politici se l’attuale Costituzione venisse davvero applicata. In essa c’è proprio tutto: la famiglia, il lavoro, la salute, l’ambiente, la cultura, l’istruzione, la società, le autonomie locali, la giustizia sociale... Chi decide le leggi e governa non dovrebbe essere  chiamato “politico”, ma semplicemente “garante della Costituzione”... I Garanti (non “onorevoli”), dovrebbero decidere di far entrare in vigore le leggi più rispettose della Costituzione. Se si vuole legiferare, ad esempio, sulla bioetica basterebbe osservare ciò che afferma la Costituzione sulla dignità della persona.. Così anche per la giustizia sociale.  Per l’apparato burocratico i Garanti dovrebbero decidere con coraggio i tagli più adeguati. Per le autonomie locali il principio di sussidiarietà ha davvero applicazioni più pratiche ed immediate. L’attività di questi Garanti, dovrebbero essere solamente dei servitori dello Stato, farebbe funzionare meglio la società attraverso procedure normative più veloci, e la formazione di leggi più eque e complete. Il resto, si sa, dipende molto anche dai principi etici e morali introiettati da tutti noi..

                                    
 
          

                            TASTI RAP DI Pier Angelo Piai


                                                    FALSI PROFETI


Forse cerchi la felicità
in un mondo materiale,
ma non sai che la bontà
viene presa come un male.

Oggi molti hanno rovesciato
i valori della vita,
molti giovani han traviato
per la strada più ambita.

Il denaro ed il successo
sono i primi nella scala.
Alcool, droga ed il sesso
appartengono alla mala.

L’apparenza sta trionfando
in un mondo senza senso,
nel burrone si sta andando.
Ma per ora non ci penso.

Si rimanda ogni giorno
il problema più scottante.
Se si guarda poi attorno
le miserie sono tante.

Si discrimina chi è nero
e chi è giallo è emarginato.
Qual è il falso od il vero,
qui nessuno è illuminato.

Sembra tutto relativo
ma dov’è la giusta via?
Il valore positivo
non si sa che cosa sia.

Hai davanti molte vie
dappertutto luminari.
Tutti scrivono poesie
e si credono dei fari.

Non ti insegnano il rispetto
per la vita e per te stesso,
ma ti credono un inetto
e alle volte anche fesso.

Ma con loro non andare
segui pure il tuo cuore.
I malvagi lascia stare
per nessuno hanno amore.

Ti bestemmiano addosso
ti fan dire parolacce.
Tu per loro sei un osso
guarda ben le loro facce

Tu a lor non interessi
voglion solo guadagnare
su coloro che fan fessi
per poi farli annegare.

Organizzano concerti
allestiti per stupire:
i guadagni sono certi
ma non sanno cosa dire.

Lor per te sono dei miti
per la loro trasgressione.
Usan spesso falsi riti
ma non hanno compassione.

Hanno il vuoto dentro loro
e vorrebbero attirarti
in un mondo tutto d’oro
e i valori poi strapparti.

Ma tu usa la ragione
la tua vita è assai preziosa,
non gettarla nel burrone
come fosse poca cosa.

Vivi pure alla giornata
come fosse sempre nuova.
La tua vita è già rinata
se sai metterti alla prova

 
                                                         IL TRAPASSO



Non sappiamo il giorno
non sappiamo l’ora...
guardiamoci attorno:
l’attimo si ignora.

Qualcuno muore anziano
dopo mille tribolazioni.
Nessuno muore invano:
lo seguono le sue azioni.

C’è chi muore infante
o spira ancor ragazzo.
La vita è un istante
il tempo è sempre pazzo.

Hanno timore in tanti
di ciò che lei addita.
Qualcuno prega i santi,
altri incrociano le dita.

Teme ciò che è ignoto
chi scarsa ha la fede
ormai a tutti è noto
felice è chi in Dio crede.

Non guarda mai in faccia
l’umana condizione.
Piaccia o non piaccia
non fa discriminazione

Il povero ed il ricco
il giovane ed il vecchio
tutti vanno a picco
se colmo è il loro secchio.

Nessuno potrà dire:
capita solo agli altri!
Lei non vuol disdire
nemmeno i più scaltri.

L’uomo è molto strano:
ignora che la morte
non attende mai invano
segnata è già la sorte.

Per tutti c’è un inizio
ma anche una fine.
Non perderti nel vizio:
si è sempre sul confine.

Così come tu vivi
ti coglierà la morte.
Ovunque tu arrivi
spalancherà le porte.

Non esser troppo certo
di vivere chissà quanto.
Il cuore tieni aperto
e vigila senza vanto.

La vita e la morte
son compenetrati.
Travalica le porte
e guarda ben avanti.

È un semplice passaggio
a un’altra dimensione
il nostro paesaggio
non ha proporzione.

La morte non aspetta:
quando è giunta l’ora
essa arriva in fretta
ma tu vivi ancora.

ma tu vivi ancora
ma tu vivi ancora
ma tu vivi ancora
ma tu vivi ancora