30 giugno 2001

La nuova chiesa per Rualis

rual15 pictureLa nuova chiesa sorge alle spalle di quella esistente, con la quale ha in comune iI campanile e sacrestia.
E' una struttura semplice inserita nel nucleo storico. Nel piano interrato una sala per le attività parrocchiali


Domenica 17 giugno 2007 è stata inaugurata la nuova chiesa di Rualis.
“Dopo tre anni di lavori ben condotti grazie alla professionalità di tutti gli operatori – ha commentato il vicepresidente del Consiglio Regionale Carlo Monai -  il complesso ecclesiastico, finanziato per due terzi dalla Regione, arricchisce spiritualmente e socialmente la comunità di Rualis , una delle più popolose frazioni del Comune, cresciuta a quasi quattromila abitanti, che avrà in questo nuovo edificio religioso, sobrio ed armonioso, un suo importante riferimento, al quale si aggiungono un’aula polifunzionale e altri spazi parrocchiali”.

La comunità di Rualis aspettava la nuova chiesa. L'aspettava da tanto tempo, ma ottenerla non è stato semplice. L'espansione di quel borgo è sotto gli ogli occhi di tutti: nuove lottizzazioni ed area Peep hanno quadruplicato la popolazione nel corso dell'ultimo trentennio, tanto che la frazione di Cividale attualmente conta 2700 abitanti.

Nuclei familiari nuovi e vecchi, provenienti dalle più disparate direzioni sono confluiti in un paese che unisce spinte alla socializzazione, all'aggregazione e alla reciproca conoscenza sotto un denominatore comune : la parrocchia.

Ma l'inadeguatezza alle mutate esigenze della popolazione della chiesa parrocchiale di Santo Stefano, che una lapide dedicatoria fa risalire al 1413, è cosa nota. "La chiesa dispone di 56 posti a sedere e certo non basta aggiungere sedie, mandare i ragazzi in cantoria o adottare soluzioni simili, per accogliere la comunità nelle solennità religiose o in occasione dei funeralli, quando i fedeli sono costretti a rimanersene fuori dalla porta della chiesa e ad ascoltare la messa dall'altoparlante" spiega il parroco, don Mario Di Centa. rual16 picture Le conseguenze? Prevedibili quanto indesiderate.

"Molti parrocchiani hanno preso a frequentare altre chiese per assistere alla messa domenicale e, nonostante il numero delle celebrazioni sia aumentato, alla parrocchia restano poche possibilità per mantenere unita la comunità religiosa", tira le somme don Di Centa. Sono queste le motivazioni con cui si sta progettando la nuova chlesa. Un progetto che la parrocchiadi Santo Stefano accarezza dagli anni '70. Dopo il sisma fu don Mario Donato a segnalare la situazione della chiesa parrocchiale e mise mano ad un progetto di ampliamento che avrebbe regalato una ventina di nuovi posti a sedere. Ma non se ne fece nulla. Gli anni passarono, si succedettero vari pastori alla guida della comunità, ma la situazione non cambiò.

«Quando arrivai a Rualis nel 1989, trovai una richiesta di finanziamento per l'edificazione della nuova chiesa presentata alIa Regione per 1500 milioni, era la prima di una lunga serie», spiega il parroco. Non che siano mancate altre valutazioni, come l'opportunità di utilizzare la chiesa della vicina casa per anziani, ma non si era trovata una soluzione soddisfacente.

Cosl il progetto di edificazione della nuova chiesa di Rualis ha preso consistenza. In questi anni si sono moltiplicate le richieste alla Regione per finanziare la nuova opera. ll semaforo verde è scattato nel 2001: e alla realizzazione del progetto sono stati destinati 2600 milioni. Sorgerà su un'area destinata agli edifici religiosi nel Peep di Rualis alle spalle della chiesa esistente, alla quale sarà funzionalmente legata.

Campanile e sacrestia della parrocchiale serviranno entrambi i sacri edifici.

A progettarla sarà il gemonese Sandro Pittini: una struttura, semplice, che si inserirà nel nucleo storico e sarà dotata, nel piano interrato, di una sala per attività parrocchiali. Ci vorrà tempo a pazienza. «L'idea sarebbe di avviare i lavori nel 2002- spiega don Di Centa; prossimo a concludere un percorso non facile - non sono mancati quanti, anche fra i sacerdoti, hanno cercato di convincermi che quest'opera non serviva, vuoi per il calo demografico, vuoi per quello dei praticanti. Alle volte mi sono sentito un po' demotivato, mi ha sostenuto la volontà di non tradire questa gente e di garantire loro nel tempo la possibilità di ritrovarsi per la messa».

Alessandra Ceschia GIUGNO 2004

IL PROGETTO rual1 picture
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LA POSA DELLA PRIMA PIETRA
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I LAVORI ATTUALI
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