Inflazione di parole

E' meglio una vita senza parole che tante parole senza vita.

Riempiamo l'aria di parole inutili, troppe parole. Nel mondo dell'informatica si è persino inventato il termine "chattare", che significa pressapoco "chiacchierare". Oggi veramente la parola ha bisogno di "catarsi" per recuperare il suo significato originale. Il linguaggio è sempre più "preconfezionato" e questo può essere un pericolo per la creatività di ognuno. E' importante che nascano termini nuovi perché essi permettono di esprimere meglio e in modo più efficace ciò che si vuole comunicare. Ma il linguaggio è anche un indicatore sul comune modo di vedere la vita.

Mi pare di percepire che l'interiorità dell'uomo stesso sia sempre più trascurata : abbondano tecnicismi e vocaboli legati al business. Ogni giorno prolificano neologismi su finanza, economia, motori, informatica, medicina, didattica, pedagogia, psicologia, antropologia, tecnica, ecc.. Il mondo verbale della spiritualità, invece, rimane piuttosto statico e ancorato ancora ai vecchi schemi.

Quando dico che va recuperata l'originalità di ogni parola, intendo soprattutto le parole correlate all'interiorità ed alla spiritualità della persona, creata ad immagine e somiglianza di Dio. In molte parole di cui ci sfugge il reale significato, si nasconde un'originalità che farebbe stupire ogni coscienza sensibile alla vita interiore.

Codificando eccessivamente il linguaggio, i significati diacronici e sincronici si sovrappongono rischiando l'inflazione comunicativa : troppo termini e frasi nuove, ma con scarso contenuto interiore. E questo anche a discapito della vera capacità di ascolto. Diventiamo incapaci di ascoltarci per la foga di riversare sul prossimo cascate di parole ed alla fine diamo per scontato il significato di ciò che ci viene detto.

Quando capita l'occasione di trasmettere oralmente frasi o brani biblici, ad esempio, gli interlocutori spesso si annoiano perché rimangono alla superficie: le parole appaiono ripetitive perché non ci si impegna a scavare in profondità ciò che esse contengono, come faceva Maria che "serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore"(Lc.2,19).

Sembra che la meditazione e l'elaborazione del linguaggio teologico e spirituale sia ormai riservato a pochi specialisti e a qualche monaco stravagante. Il linguaggio legato al consumismo, poi, si diverte a dissacrare tutto fagocitando parole, frasi, concetti che dovrebbero essere circondati da un certo alone di rispetto perché richiamano l'essenza del significato di ogni vita.
Così le parole si svuotano, vengono banalizzate, dissacrate, riciclate in contesti materialisti e consumistici.

Tante, tantissime parole senza vita, senza anima. C'è veramente bisogno di assoluto silenzio. Ma verrà il tempo in cui l'umanità ne sentirà il bisogno estremo.