Autoironia

E' importante saper ridere di se stessi, se si vuole raggiungere un certo equilibrio interiore.

RIDERE DI SE STESSI

«Beati quelli che sanno ridere di stessi, perché non finiranno mai di divertirsi».

E ancora: «Beati quelli che sono abbastanza intelligenti per non prendersi sul serio; saranno apprezzati dai loro vicini».

Conoscendo con fine acume l'indole umana, Thomas More, cancelliere di Enrico VIII nell'Inghilterra del 1530, poteva argutamente snocciolare una sua sequenza di consigli per Ia conquista di un po' di beatitudine.

«Beati quelli che sanno distinguere una montagna da un ciottolo, perché eviteranno molti fastidi», continuava l'insigne umanista inglese, poi condannato a morte dal suo re.
Sapeva infatti che la vita non è priva di asperità, ma che molte sofferenze sono causate agli uomini e alle donne dai guai e dalle preoccupazioni che essi stessi improvvidamente si creano.

Ma come fare? Il coraggio, come precisava il Manzoni ne I Promessi Sposi, uno non se lo può dare. Altrettanto può valere per il buonumore. Chi vede nero, vede nero, altro che lato comico dell'esistenza.

Ecco perché, riguardo alla risata come medicina, fa le sue distinzioni lo Psicoterapeuta Francesco Dragotto:
«Ride bene chi ride dal profondo - afferma - Il sorriso forzato è un mostrare i denti. Io ho avuto un paziente che aveva fatto corsi di psicologia comportamentista molto americanizzata, in cui gli avevano insegnato a tirar fuori in ogni occasione, sempre e comunque, il lato positivo. Alla fine è crollato, perché non si può ridere senza aver risolto i problemi. Non si può ridere con la bocca quando gli occhi restano freddi».