Esistiamo per contemplare l'amore
RIFLESSIONE SULL'OPERA DI Laura MARRONE
Se ci distinguiamo dagli altri animali per il nostro intelletto, il quale ci consente di pensare, immaginare, prevedere, considerare, progettare, ecc., significa che la nostra esistenza ha uno scopo particolare che trascende le semplici funzioni biologiche od anche emotive.
Non è detto che per dedicarci alla contemplazione si debba per forza produrre solo pensieri interessanti, magari non di facile interpretazione.
Contemplare è lasciar scorrere il flusso dei nostri pensieri più o meno condizionati e far emergere i contenuti mentali più reconditi, ma senza alcuno sforzo, mantenendo piuttosto la calma interiore attraverso un sano distacco ed una sospensione del giudizio etico o morale.
Un ricordo, un oggetto particolare, un gioco di luci, un tremolio lontano, un profumo: tutto può servire come stimolo alla contemplazione, ma la mente non deve attaccarsi ai contenuti mentali.
Essa va sempre oltre, verso l’essenziale. Si può ben riassumere in questo verso di W. Blake: “Vedere un mondo in un grano di sabbia, e un cielo in un fiore selvatico, tieni l'Infinito nel palmo di una mano, e l'Eternità in un'ora”.
E’ importante anche lasciarci alle spalle i nostri giudizi negativi e positivi su tutto e tutti, perchè dal momento che si giudica ci si pone in una prospettiva delimitata dalla nostra stessa angolatura.
Peggio ancora se giudichiamo noi stessi. Porteremmo appresso il nostro “sé” opaco, pesante, per cui difficilmente riusciremmo a comprendere il nostro “io” integralmente.
Quando osserviamo i nostri contenuti mentali attiviamo un punto di osservazione che è sempre “trascendentale”, nel senso che non è collocabile, ma si presenta continuamente “altro” da ciò che prendiamo in considerazione.
E’ significativo ciò che dice Pearce a tale proposito: “La mente dell'uomo riflette un universo che riflette la mente dell’uomo”.
La contemplazione non è solo finalizzata a farci sentir bene mentalmente: ciò è solo una conseguenza. Essa, piuttosto, ci aiuta a penetrare l’essenziale, per scartare gradualmente tutti gli orpelli che ci impediscono di osservare oggettivamente la realtà.
La conoscenza del fine di ciò che esiste è uno degli obiettivi più concreti della contemplazione. Ma se non consideriamo L’Essere Trascendente da cui proveniamo e in cui siamo destinati ad inabissarci oltre l’attuale dimensione spazio-temporale, la contemplazione rischia di diventare sterile e fine a se stessa.
Essa dovrebbe sfociare nella consapevolezza che esiste un grande disegno d’amore per ognuno di noi e che abbiamo un destino che supera ogni nostra immaginazione: quello di diventare figli di Dio.
“Nulla di ciò che esiste in questo mondo è al di fuori di te. Cerca bene in te stesso ciò che vuoi essere poiché sei tutto. La storia del mondo intero sonnecchia in ognuno di noi”. (Djalâl-ud-Din Rûmî)
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