Quindi nella vita si deve perdere. Perdere le proprie comodità, il proprio punto di vista, il proprio io. Si è molto lontani dall'ideale evangelico : Gesù non è venuto a predicare a favore dei nostri compromessi o dei nostri agi. Spesso ha un linguaggio duro, eppure la sua predicazione ha attraversato due millenni ed è ancora viva, tagliente. Chi può realmente assimilare e mettere in pratica simili orientamenti?
Ma alla fine del brano evangelico ecco una frase : "E chi avrà dato anche solo un bicchiere di acqua fresca a uno di questi piccoli, perché è mio discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa" . E' come se dicesse : qualsiasi cosa facciate, non è importante quello che fate, ma come lo fate, l'intenzione interiore.
Il Signore raccoglie ogni più piccolo gesto d'amore verso il prossimo, soprattutto quando noi ci rendiamo conto che Egli ama tutti. Solo nella preghiera, nella meditazione possiamo essere illuminati su questo punto fondamentale. Se sappiamo amare il prossimo, amiamo anche Dio.
Il prossimo da servire in Dio ci chiede, ci lega le mani, ci fa rinunciare alle proprie comodità, ci fa perdere la nostra vita. Paradossalmente, nel momento in cui cediamo il nostro tempo, i nostri averi, le nostre vedute, acquistiamo, troviamo la vera vita già in questa dimensione spazio-temporale. La conversione interiore ci porta a gioire più quando diamo che quando riceviamo o tratteniamo per noi la nostra vita.
E' una metamorfosi lenta, sofferta, ma necessaria per il Regno dei Cieli, dove tutti sono gioiosi per la gioia degli altri e per la gioia di Dio.