Chi ricerca sinceramente la verità deve diventare "umile". Ciò significa prendere coscienza della propria situazione creaturale e rendersi conto di essere infinitamente amato dal Creatore così come egli é.
Osserviamo realisticamente i nostri pensieri. Come ci rapportiamo con il prossimo? Molte volte la nostra ipocrisia rasenta l'assurdo perché non nutriamo sincera stima verso molte persone. Ci sentiamo superiori o inferiori per diversi motivi e spesso le nostre azioni non sono altro che il frutto della strategia della competizione che vuol dimostrare a noi stessi quanto valiamo nei confronti degli altri.
Ma ciò ha una causa ancora più interiore, ed è relativa al nostro rapportarci con l'Assoluto. Quanto mettiamo in pratica dell'ortoprassi evangelica? Dov'è la nostra coerenza? E qui ci sentiamo fortemente frustrati, perché la Sacra Scrittura è come uno specchio per le nostre anime: vi si legge realisticamente il nostro grado di amore.
E procedendo gradualmente con l'introspezione rileviamo meschinità, tornaconti, calcoli egoistici, avarizia, lussuria, pigrizia, impurità, infedeltà, incostanza, imprudenza...non si finirebbe più. Dobbiamo scoraggiarci? Se ci si fermasse alla nostra miseria non ce la faremmo più a procedere verso il cammino di perfezione.
La nostra evoluzione spirituale verrebbe inibita. Allora deve trovare una compensazione nel considerare l'infinito amore che Dio ha per ciascuno di noi dimostrandoci la sua misericordia . Un indicatore della vera conversione interiore è relativo al fatto che l'autoconoscenza porta l'individuo a non cercare di confrontarsi con gli altri. Anzi, consapevole dei suoi limiti, la persona comincerà davvero a non sentirsi superiore a nessuno, nemmeno al più miserabile di questa terra.
Sa che L' Onnipotente può tramutare un cuore di pietra in cuore di carne e comincia ad essere consapevole dello scarso grado di purezza della propria capacità d'amare. Sa che la sua ricerca sull'Assoluto è spesso una ricerca di se stesso e se viene messo davvero alla prova, rischia di capitolare sicuramente se Egli non lo sostenesse.
E' un disagio psicologico notevole sentirsi così imperfetti ed esso aumenta nella misura in cui si vuol piacere a Dio. Ma Dio ci ama così come siamo. Ogni creatura ha un grado di perfezione ai suoi occhi, in quanto è se stessa. Se vuole essere altro o qualcun altro snatura se stessa.
Ognuno di noi è infinitamente amato da Lui per il fatto che ci ha donato l'esistenza e glorifichiamo il Creatore collaborando al suo progetto, pur rimanendo noi stessi. Quando ci sentiamo profondamente miserabili, allora, dobbiamo riflettere sul fatto che Egli lo sa già perchè ci conosce da sempre, prima di venire al mondo. Non dobbiamo pensare che Egli non sia in grado di comprendere appieno la nostra fragilità : non si è incarnato per niente! Ci pesa molto prendere consapevolezza della nostra mediocrità e dei nostri fallimenti. Questo peso è dovuto soprattutto alla mania del confronto.
Può sembrare paradossale, ma il fatto che ci lasci vivere in questa fragilità è espressione della sua onnipotenza. Pensiamo di essere calati in una piatta mediocrità, ma ci sbagliamo. La mediocrità è un modo di essere interiore : si è mediocri quando si rimane alla superficie di se stessi e della vita e non si prende sufficientemente coscienza dell'incredibile mistero che si cela nel nostro essere.
Chi si lascia illuminare dallo Spirito trova tutto così straordinario che scompare da lui ogni forma di apatia, noia, angoscia, confronto e si tuffa nello stupore divino. Non ha bisogno che gli altri lo applaudino o non teme la loro scarsa considerazione. Sa di essere infinitamente amato dall'Assoluto così come egli è.
Pier Angelo Piai