Mi chiedo se vi siano ora venti uomini al mondo che vedano le cose quali esse sono in realtà. Ciò significherebbe che, ivi sono venti uomini liberi, non dominati e neppure influenzati dall'attaccamento alle cose create, a loro stessi o ad uno qualsiasi dei doni di Dio, o anche alIa più alta, alIa più soprannaturalmente pura delle Sue grazie. Non credo vi siano oggi al mondo venti uomini simili. Ma uno o due ce ne devono essere. Sono essi che tengono assieme ogni cosa ed impediscono all'universo di sfasciarsi.
Tutto ciò che tu ami per se stesso, al di fuori di Dio, accieca il tuo intelletto, mina il tuo giudizio sui valori morali e vizia la tua scelta, tanto che tu non puoi distinguere chiaramente il bene dal male e non puoi conoscere in verità il volere di Dio. E quando ami e desideri le cose per se stesse, non sai come applicare i princlpi morali generali, anche se puoi comprenderli.
Anche quando la tua applicazione dei principi è formalmente esatta, ci sarà probabilmente una circostanza nascosta, da te trascurata, che inquinerà di qualche imperfezione le tue azioni virtuose.
Coloro che si sono abbandonati interamente al disordine del peccato si rendono spesso assolutamente incapaci di comprendere i principi più semplici, non possono più vedere neppure la più ovvia delle leggi morali.
Possono avere le doti più brillanti ed essere in grado dl discutere le più sottili questioni di etica - ma non tengono minimamente in considerazione ciò di cui parlano, perché non amano queste cose come valori, ma hanno per esse soltanto un interesse astratto, come per dei concetti.
Vi sono certi aspetti del distacco e certi raffinamenti di purezza interiore e di delicatezza di coscienza che in genere neppure gli uomini sinceramente santi riescono a scoprire. Anche nei monasteri più rigidi e nei luoghi dove si dedica con serietà la propria vita alIa ricerca della perfezione, molti non giungono mai a sospettare quanto essi siano dominati da forme inconsce di egoismo, quanto i loro atti virtuosi siano conseguenza di un meschino interesse umano.
In realtà son proprio la rigidità e l'inflessibile formalismo di questi uomini pii ad impedire loro di raggiungere il vero distacco. Essi hanno rinunciato ai piaceri e alle ambizioni del mondo, ma si sono riservati altri piaceri e altre ambizioni di carattere più alto, più sottile e più spirituale.
Qualche volta non sospettano nemmeno che sia possibile cercare la perfezione con una intensità di zelo per se stessa imperfetta. Sono troppo attaccati alle cose buone del loro piccolo mondo chiuso.
Qualche volta, per esempio, un monaco può nutrire un attaccamento alla preghiera o al digiuno, a una pratica pia o ad una devozione, a una certa penitenza esterna, a un libro, a un sistema di spiritualltà, a un metodo di meditazione o anche alIa contemplazione stessa, alle più alte grazie della preghiera, a virtù, a cose che in sé sono segni di eroismo e di grandissima santità.
Ed uomini che sembrano santi si sono lasciati accecare dal loro disordinato amore per simili cose e sono rimasti nelle tenebre e nell'errore quanto i loro confratelli del monastero, che sembrano tanto meno perfetti di loro.
Qualche volta i contemplativi pensano che il fine e la essenza della loro vita si trovino nel raccoglimento, nella pace interiore e nel senso della presenza di Dio. Si attaccano a queste cose. Ma il raccoglimento è una cosa creata, non meno , di un'automobile. Il senso di pace interiore è creato, allo stesso modo di una bottiglia di vino.
La « consapevolezza » sperimentale della presenza di Dio è una cosa creata, precisamente come un bicchiere di birra. La sola differenza sta nel fatto che il raccoglimento, la pace interiore e il senso della presenza di Dio sono piaceri spirituali, mentre gli altri rappresentano piaceri materiali.
L 'attaccamento alle cose spirituali è un attaccamento simile all'amore disordinato per qualsiasi altra cosa. L 'imperfezione può essere piu nascosta e piu sottile; ma da un certo punto di vista ciò non fa che renderla piu pericolosa, perché più difficilmente si riesce ad individuarla.
Così molti contemplativi non diventano mai grandi santi, non entrano mai in stretta amicizia con Dio, non giungono mai ad una profonda partecipazione alle Sue immense gioie, . perché abbarbicanoo alle piccole e miserabili consolazioni che vengono concesse a chi si incammina sulla via della contemplazione.
Molti si trovano in una condizione ancora peggiore : essi non giungono mai alla contemplazione perché si dedicano ad attività e ad imprese che sembrano loro più importanti. Accecati dal loro desiderio di continuo movimento, di un senso costante di attività, affamati di un aspro appetito di risultati, di successo visibile e tangibile, si mettono nella condlzione di credere di non poter essere graditi a Dio se non si affannano contemporaneamente a una dozzina di lavori. Qualche volta riempiono l'aria di lamenti e di rimpianti per non aver più tempo per la preghiera, ma sono diventati così abili nell'ingannare se stessi, che non comprendono quanto poco sinceri siano i loro lamenti.
Non solo addossano una sempre maggior quantità di lavoro, ma vanno cercando nuovi campi di attività. E più sono indaffarati, più errori compiono. Accidenti e sbagli si accumulano attorno a loro. Ma essi non raccolgono l'avvertimento. Essi vanno sempre più alla deriva - e forse allora Dio permette che portino le conseguenze dei loro errori. In questo caso si scuotono, e si avvedono che la loro trascuratezza li ha trascinati in qualche grosso ed evidente peccato contro la giustizia, per esempio, o contro gli obblighi del loro stato. E così essi annegano.
Quanti sono coloro che hanno soffocato le prime scintille della contemplazione, accumulando legna sul fuoco prima che questo fosse bene acceso! Lo stimolo della preghiera interiore li eccita al punto che essi si abbandonano ad ambiziosi progetti per catechizzare e convertire il mondo, mentre Dio chiede loro soltanto di .stare tranquill, di mantenersi in pace, attenti al lavorio segreto che Egli ha iniziato nelle loro anime.
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Pure, se cercate di spiegare loro che può esservi molta imperfezione in quello zelo per attività che Dio da loro non desidera, essi vi trattano come un eretico. Sono convinti che voi avete torto, tanto intensa è la brama che provano per i risultati che immaginano di poter ottenere nel segreto della pace interiore e il distacco.
Il raccoglimento è impossibile per chi è dominato dai desideri confusi e mutevoli della propria volontà. E anche se questi desideri . tendono ai beni della vita interiore, al raccoglimento, alIa pace, ai piaceri della preghiera, se non sono altro che desideri naturali ed egoistici, renderanno il raccoglimento difficile ed anche impossibile.
Non potrai mai trovare la perfetta pace interiore e il raccogIimento se non ti staccherai anche dal desiderio di pace e di !raccoglimento. Non potrai mai pregare perfettamente se non ti staccherai dai piaceri della preghiera. Se abbandonerai tutti questi desideri e cercherai una cosa sola, la volontà di Dio, Egli, in mezzo agli affanni, ai conflitti e alle prove, ti darà raccoglimento e pace.
Nella vita religiosa esiste una specie di crudo materialismo che induce uomini sinceramente santi a credere che abnegazione significhi semplicemente rinuncia a tutto ciò che soddisfa i cinque sensi esterni. Ma questo è appena il principio dell'abnegazione. Naturalmente, prima che la vita interiore possa anche solo iniziarsi, noi dobbiamo esserci staccati da tutto ciò che è grossolano e sensuale. Ma, una volta iniziata, la vita interiore farà ben pochi progressi se non ci staccheremo sempre più anche dai beni razionali, intellettuali e spirituali.
Chi spera di diventare contemplativo distaccandosi solo da ciò che gli e vietato dalla ragione non giungerà mai nemmeno a conoscere il significato di contemplazione.
Perché la via che conduce a Dio passa attraverso una tenebra profonda, nella quale ogni conoscenza, ogni sapienza creata, ogni piacere e prudenza, ogni speranza ed ogni gioia umane vengono distrutte e annullate dalla soverchiante purezza della luce e della presenza di Dio. Tutto ciò che sappiamo, tutto ciò che desta piacere o desiderio nelle nostre facoltà naturali non può essere che di ostacolo al puro possesso di Lui quale Egli è in Se Stesso; quindi, se qualcuna di queste cose basterà a soddisfarci, resteremo infinitamente lontani da Lui.
Ecco perche dobbiamo essere distaccati e liberi da tutto questo per giungere a Lui. Non è sufficiente possedere le cose materiali e spirituali e goderne nei limiti della moderazione
razionale : dobbiamo essere in grado di trascendere ogni gioia, di superare ogni possesso se vogliamo arrivare al puro possesso e godimento di Dio.
Così la vera vita contemplativa non consiste nel godimento di piaceri interiori e spirituali. La contemplazione - qualcosa di più di un raffinato e santo estetismo dell'intelletto e della volontà, nell'amore e nella fede. Riposare nella bellezza di Dio come puro concetto, senza gli accidenti dell'immagine o della specie sensibile o di alcun'altra rappresentazione, è un piacere che appartiene ancora all'ordine naturale. E' forse il piu alto piacere cui la natura ha accesso, e molti non vi arrivano con i loro soli poteri naturali - essi hanno bisogno della grazia per poter sperimentare questa soddisfazione che è di per sé nei limiti della natura.
Ciò nonostante, poiché è naturale e può essere desiderata per natura ed acquisita con discipline naturali, essa non può aver molto a che fare con la contemplazione soprannaturale.
La vera contemplazione è l'opera di un amore che trascende ogni soddisfazione ed ogni esperienza per riposarci nella notte della fede pura e nuda. Questa fede ci porta così vicini a Dio, che si può dire lo tocchi e lo afferri quale Egli è, anche se nelle tenebre.
E' l'effetto di questo contatto e spesso una pace profonda che trabocca nelle facoltà inferiori dell'anima e costituisce cosl un' esperienza ». Pure questa esperienza o senso di pace resterà sempre un accidente della contemplazione, e l'assenza di questo « senso » non significa quindi che il nostro contatto con Dio sia cessato.
Legarsi a questa « esperienza » di pace significa minacciare la vera, essenziale e vitale unione della nostra anima con Dio, al di sopra del senso e dell'esperienza, nella tenebra di un amore puro e perfetto. Per quanto possa essere un segno della nostra unione con Dio, questo senso di pace rimane soltanto un segno, un accidente. La sostanza dell'unione non è necessariamente vincolata a tale senso, e qualche volta, quando non abbiamo in noi senso di pace o della presenza di Dio, Egli è più veramente presente in noi di quanto non lo sia mai stato prima.
Se attribuiremo troppa importanza a questi accidenti, correremo il rischio di perdere ciò che è essenziale, cioè la perfetta accettazione della volontà di Dio, quali che possano essere i nostri sentimenti. Ma se credo che la cosa piu importante nella vita sia un senso di pace interiore, sarò sempre più turbato quando mi accorgerò di non provarlo.
E poiché non posso produrre in me questo stato ogni volta che lo voglio, il turbamento aumenter con il fallire dei miei sforzi.
Alla fine perderò la pazienza e rifiuterò di accettare questa situazione che sfugge al mio controllo, e così perdero l 'unica realtà che importa, cioè l'unione alla volontà di Dio senza di cui la vera pace è assolutamente impossibile.