La vera religione dell'amore
RIFLESSIONE SULL'OPERA DI Maddalena PACHNER
Abbiamo uno strano concetto di religiosità che associamo spesso a pratiche liturgiche o ad atteggiamenti ipocriti.
Se si vuole applicare l’intelligenza integrale è necessario riflettere su cosa sia la vera religiosità, ma bisognerebbe partire dalla considerazione di ciò che non è.
Spesso si pensa che andando a messa, pregando molti rosari, facendo qualche elemosina e aiutando qualcuno nel nostro cammino terreno si acquisti un animo religioso. Niente di più illusorio.
Tutte cose valide, d’accordo, ma sono solo dei punti di partenza. Nemmeno la conoscenza di tutta la Sacra Scrittura a memoria ci rende realmente religiosi.
La vera religiosità è qualcosa di molto interiore che nasce dall’attenta osservazione della vita e della nostra mente.
E’ puro ascolto che porta ad allargare il proprio orizzonte mentale e a dilatare il proprio cuore.
Si può sempre ripartire da zero, perchè la vera religiosità è sempre in evoluzione: non si è mai totalmente religiosi e difficilmete si ha coscienza di esserlo.
Il vero religioso non si reputa superiore o inferiore a nessuno: non ama confrontarsi. Non si fa incapsulare da sclerotiche ideologie o rituali magici. Per lui tutto è magia, la stessa esistenza. Non cerca miracoli, perchè già vive nel miracolo della vita.
Il vero religioso è profondamente grato con tutti e con il suo Creatore e dimostra questa sua gratitudine ascoltando se stesso, il Cosmo, la parola divina e ogni vibrazione dell’Universo che per lui ha un senso profondo.
Vera religione è praticare il silenzio interiore più attivo e l’ascolto più passivo.
Accogliere in sé ciò che appare più contradditorio per volgerlo al positivo, diventare spontaneamente pazienti verso le avversità conferendo loro un senso, riporre la massima fiducia nel Creatore di tutto ciò che esiste. Il vero religioso non si attacca a cose transeunte.
Quando ci agitiamo per qualche problema, significa che abbiamo qualcosa da difendere: l’onore, la reputazione, la sicurezza economica...non amiamo realmente, non c’è in noi vera religiosità.
“Amare vuol dire avere quello straordinario sentimento di affetto senza chiedere nulla in cambio” (filosofo orientale)
Amare senza essere riamati è il massimo dell’amore. Ma l’amore deve scaturire spontaneamente dalla nostra interiorità.
Ci vuole molto amore innanzittutto per se stessi. I sensi di colpa richiedono una continua auto-punizione che si esprime nelle turbe psicosomatiche.
Questi sensi di colpa potrebbero svanire se considerassimo a fondo la fragilità della nostra natura umana e la grande misericordia di Dio.
La vera religiosità è cercare di comprendere noi stessi, la nostra mente, il contesto sociale in cui viviamo, la sofferenza del prossimo, il dinamismo cosmico della vita.
Allora subentrerà la delicatezza e la mitezza nel proprio approccio alla vita e a tutte le cose.
Pier Angelo Piai
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