14 novembre 2006

Il risveglio di Filomena

Questo raccontino, dall’esile trama, metterà a dura prova le tue conoscenze lessicali della lingua italiana, ricchissima di lemmi che generalmente usiamo poco. Te la senti di affrontarlo? Provaci e sappi che esistono anche i dizionari linguistici che, ahimé, trascuriamo troppo spesso...

IL RISVEGLIO DI FILOMENA           (di Pier Angelo Piai)

Filomena, una casalinga di Rubignacco, piccola località di Cividale del Friuli,  si svegliò tardi quella mattina, si levò dalla sua brandina dopo una notte insonne e cominciò ad ambulare nel suo tinello inciampando sul pouf.

Ma subito si risollevò e brancolando cercò le sue paperine. Fortunatamente le trovò proprio sotto il chiffonnier. Indossò cardigan e fuseaux. Si recò in bagno davanti allo specchio: le efelidi ovulari sulla sua cute livida e scarsamente pigmentata spiccavano tra piccole smagliature, segno di una precoce senescenza.

Poi si recò in cucina e trovò molto disordine: la schiumaiola e il ramaiolo erano con la teglia sulla pirofila, l’indivia riccia ancora da lavare, i lazzeruoli sparsi sul pavimento. Dappertutto tracce della festa della sera precedente. Sui vassoi era rimasto un po’ di tutto: oltre alle tartine, c’erano spumoni,  zuccotti, ricciarelli, diplomatici e maritozzi.

La pulcianella era vuota: si ricordò che aveva trangugiato mezzo litro di vermentino e poi...si ritrovò a letto..
Il suo consorte era già in campagna a sarchiare il terreno negli interfilari di viti con la sarchiatrice.

Osservando la martingala della sua giacca munita di alamari che era appesa vicino all’arcile antico ereditato dalla nonna, si ricordò che la sera prima gli aveva promesso di preparagli una buona pastasciutta ma non sapeva scegliere tra sedani e tortiglioni. Poi si decise per i tortiglioni che ripose momentaneamente in una ragutiera in attesa dell’ora di pranzo. Sistemò tutto in ordine, racconciò il suo chignon, poi, rimesso al suo solito posto  lo zerbino, si recò in giardino per rendersi conto della situazione.

Nell’orto adiacente amava coltivare le sue spezie preferite tra le quali lo zenzero e il coriandolo. Spesso utilizzava i loro rizomi come eupeptici e aromatici per regolare il suo difficoltoso metabolismo. Sul suolo, vicino ad una zolla,  trovò tra l’erba il pennato, quello più adunco, e la roncola che ripose nella capanna antistante, accanto al saracco e al gattuccio.

L’aria era tersa e ogni tanto un effluvio proveniva dai suoi fiori preferiti: zinnie, giaggioli dai colori variegati,
Un macaone quasi le sfiorò il viso mentre fanelli e codibugnoli riempivano l’aria di melodie ornitologiche. Una cinciarella e un fiorrancino litigavano per contendersi un ematoda che cercava di infilarsi nell’humus.

Un biacco scivolò sotto un piccolo anfratto sinuoso del suo umifero terreno.
Filomena si soffermò accanto al  suo maestoso leccio tra le cui foglie coriacee occhieggiavano alcune ghiande allungate. Accanto si ergeva  un ontano i cui fiori in amenti pendenti rendevano l’atmosfera più idilliaca. C’era anche un carpino bianco, una farnia, e un acero che mostrava le sue samare sferiche indeiscenti con pericarpo dotato di ali policrome e membranose.

Si recò in seguito presso lo stabbiolo e notò che la scrofa grufolava nel trogolo
D’un tratto un refolo lambì i suoi capelli fluenti, mentre una vaga sensazione estatica s’impossessava del suo animo rapito. Tutto appariva così surreale...
Le si avvicinarono il cirneco e lo schnauzer per farsi accarezzare.

Poi rientrò in casa per ultimare le faccende domestiche, con uno stato d’animo diverso ma cosciente della palingenesi interiore che generò in lei un nuovo stupore per la vita.