11 aprile 2010

IN INTIMITA' CON IL PADRE

inintimit_cop2 picture

IL LIBRO E' STATO PRESENTATO da Mario Turello GIOVEDI' 14 ottobre 2010, alle ore 18.00 presso la libreria "Friuli" in Via dei Rizzani 1/3 - Udine


RELAZIONE del dott. MARIO TURELLO relativa al libro “IN INTIMITA’ CON IL PADRE” di Maurizio Basso, tenuta presso la libreria “Friuli” di Udine il giorno 14 ottobre 2010

 

Il libro è abbastanza complesso e ricco: lasciamo al lettore il gusto di addentrarsi, di scoprire, di ragionare e magari di intravedere molte cose che sono dette e non dette, che sono soltanto suggerite. E’ necessario accostarsi a questo libro con molta disponibilità, dando spazio anche alla sensibilità che permette di entrare in sintonia con lo scrittore.

S’intitola “Intimità col padre”E’ un libro singolare nel suo genere, abbastanza insolito. E’ un libro che ha dalla sua la forza dell’autenticità, della necessità introspettiva con la quale è stato scritto e proposto. Non ha preoccupazioni letterarie, nel senso comunemente inteso. Vi accorgerete subito che lo troverete qua e là sgrammaticatouna maestra con la matita rossa e blu avrebbe da fare su queste pagine, ma sbaglierebbe a perdere il suo tempo su questi che sono puri e semplici prodotti di una scrittura che bada soprattutto a comunicare e che ha come prima sua ragione d’essere quella di fornire e di portare a termine un lavoro lungo, meditato, sofferto di autoanalisi.Analisi anche nel senso psicologico e psicanalitico del termine. L’autore (anche con l’aiuto di qualcuno) è riuscito a penetrare nel profondo del proprio “io”Se il libro si intitola “In intimità col padre”, il termine “intimità” vale per tutto il libro. Questo perché è una ricerca di una recuperata intimità col padre, ma è anche una ricerca del proprio intimo.Intimità che soltanto tardi può dire di essere giunta alla maturità o alla soglia della maturità – come dice l’autore, forse troppo severo verso se stesso.

E’ una scrittura che non ha preoccupazioni di forma e che nello stesso tempo presenta dei momenti straordinariamente efficaci nell’esprimere i sentimenti, nel dipanare i grovigli dell’anima e nel proporre interrogativi esistenziali e poi anche nel suggerire e nel tentare delle risposte a quello che è il grande mistero della sofferenza. Da questo punto di vista è un libro che ci riguarda tutti, certamente qualcuno in misura maggiore soprattutto  chi non è stato avvantaggiato o favorito dalla sorte, ma prima o poi tutti ci troviamo anche a porci delle domande sul dolore o sulle difficoltà che l’esistenza ci propone. Il titolo “In intimità con il padre” è molto ben adeguato alla totalità dell’opera, però ha un suo significato primo, quello più preciso, L’incipit è proprio la morte del padre e che l’autore rievoca rivolgendosi al padre.

Ciò che è davvero interessante è che all’inizio l’autore parla in prima persona: c’è un “io” che si rivolge a un “tu” che è il padre. Vi accorgerete che per gran parte della narrazione parla di se stesso in terza persona. Quando avviene un fatto che in qualche modo segna la sua autonomia, riprende a parlare in prima persona. E’ un segnale di un conseguimento, di un’acquisizione di sicurezza relativa che ha questa spia linguistica nel libro. Prima l’io, poi la terza personae non è neanche così semplice, perché vi accorgerete che quando l’autore parla di sé, rievocando la propria vicenda dall’infanzia fino alla maturità raggiunta tardi, parla di se stesso in terza persona “triplicandosi”: parla di sé bambino, adolescente e adulto come se fossero tre persone diverse tra le quali è difficile il passaggio con delle cesure: come se l’eredità che il fanciullo consegna all’adolescente e che l’adolescente consegna all’uomo maturo fosse un passaggio difficile e problematico..

A momenti si ha la sensazione che tutte e tre le età abbiano carattere di sofferenza. L’infanzia è descritta come un momento di relativa serenità anche se è segnata da momenti di dolore,  di distacco e di difficoltà ed inaridimento, quasi di pietrificazione dello sviluppo psicologico.Il primo referente, la prima figura con cui ci si confronta è quella del padre, “Era impossibile per me esprimere un sincero grazie”: si accomiata dal padre senza ragioni per potergli essere riconoscente perché è stata una paternità mancata, fredda, distratta, segnata anche da debolezze che a momenti ci compaiono come vizi, in altri momenti, invece, nella rasserenata visione poi del protagonista appaiono semplicemente come momenti di debolezza da parte di una personalità forse non maturata adeguatamente.

Questo rivolgersi immediatamente al padre fa pensare in prima battuta alla “lettera al padre” di Kafka (ben più tremenda e severa di  questa, addirittura più feroce nei confronti del padre). Però poi mi son trovato confortato da questo aggancio perché a pagina 25 Kafka compare scrivendo: “il giorno della tua morte fu una giornata degna della penna di Kafka”Di kafkiano non c’è tanto il risentimento verso il padre, ma c’è una situazione assurda, difficile da portare a ragione a spiegazione

Questo è un libro (anche se non ha velleità letterarie) in cui compaiono citazioni e riferimenti a una serie di letture (romanzieri, filosofi) soprattutto Pascal alla fine, le quali danno testimonianza di una serie di frequentazioni di letture notevoli e funzionali a quel percorso di riflessione e di autoconoscenza, ma non fine a se stesse. C’è sempre la figura dell’amico che torna a testimoniare che questo percorso è stato anche sorretto e aiutato dall’amicizia. L’accusa verso il padre è quella di non aver avuto un ruolo, una funzione, una presenza positiva..anzi parla di un “maestro negativo” - espressione forte, quasi un ossimoro, che suona particolarmente dolorosa perché riferito al padre.  Dopo ciò che appare una condanna, c’è subito l’elemento della comprensione e della pietà. C’è un principio della giustificazione nella debolezza del padre. Debolezza che però è anche debolezza del figlio, il quale, comunque, in questa rievocazione, non può dimenticare ed è il seme di quella pacificazione finale che non può dimenticare un momento di tenerezza, un abbraccio del padre raro, caso unico che non ha avuto seguito ma che resta a controbilanciare tutto quanto di negativo viene registrato.

Alla fine del primo capitolo c’è una sorpresa perché in questo libro hanno un ruolo fondamentale due sogni. Il secondo rimane abbastanza misterioso. Il primo è un sogno senz’altro premonitore che diventa guida e confronto durante tutto lo sviluppo psicologico successivo. In questo sogno compare il padre e due uomini in divisa che vanno lì per arrestarlo (ricorda Kafka – Il Castello ). Il bambino interviene per dire: tu sei innocente e la colpevole è mia madre. In base alla mia dichiarazione ti rilasciano prendendo lei al tuo posto. Prima che la portino via lei si scaglia contro di me maledicendomipoi cambia la scena e il padre si ritrova in una delle numerose bettole che usava frequentare Alla fine il padre gli rivolge un messaggio (e qui finalmente è maestro) e gli dice: “cerca di essere quello che sei”. Poi compare una donna sconosciuta che si chiama “Fides”. Alla fine l’approdo sarà anche alla fedequindi c’è un preannuncio dello scioglimento.

Questo sogno opera uno spostamento: le accuse che erano rivolte al padre vengono ribaltate sulla madre. Questo perché mentre il rapporto col padre è da riannodare (inizialmente impossibile), mentre quello da sciogliere è quello della madre. Se il padre sbaglia per assenza, la madre sbaglia di più ed è più nociva per la sua presenza negativa per diversi motivi. Anche quella non priva di giustificazione. E’ una donna che deve affrontare dei problemi grossi nei confronti del marito prima e del figlio poi, ma che costituisce uno dei tanti cordoni ombelicali che devono essere recisi, anzi il principale. Quel cordone viene reciso nel momento in cui il protagonista tenta i suicidio. Quello è il momento in cui la madre deve cedere a questa dichiarazione estrema di volontà di sottrarsi a quei legami. (22.36)  Qui avviene questo fenomeno fortemente significativo che induce l’autore a passare dalla terza persona alla prima: liberatosi dalla madre il protagonista può dire di nuovo “io”. Con la madre si giunge all’indipendenza, allo scioglimento, mentre col padre il rapporto si ricompone.

Questo è il racconto di una doppia disabilità: quella fisica di cui l’autore soffre sin dall’infanzia e per la quale non c’è stato rimedio. Va detto che c’è il momento di una speranza di guarigione che viene delusa e che quindi costituisce uno dei traumi in cui il bambino deve soffrire.

Ma poi c’è la disabilità esistenziale per la quale c’è guarigione e che è di origine psicologica: un’incapacità a vivere, ad affrontare l’esistenza e che appartiene alla patologia dei rapporti, patogenesi dei rapporti famigliari. (non rara al giorno d’oggi).  A proposito di questa difficoltà ci si riferisce usando l’espressione “il male oscuro” e la “notte oscura”, in altre occasioni viene definito semplicemente “depressione”. Il male oscuro fa pensare al famoso romanzo di Giuseppe Berto. La notte oscura apre il ricordo alla notte oscura dei mistici, che prelude ad una adesione  al divino. Il male oscuro è diventata “notte oscura”, e questo viene detto, non so quanto intenzionalmente

In queste pagine veniamo a conoscere una persona che è capace di intuizioni a volte paradossali che lasciano sconvolti.  A p.89 il protagonista dice: “se io soffro Dio esiste”. Terribile sillogismo. In seguito afferma:v“Nella disabilità si nascondono tesori” (p.89) “Il dolore è il sale della vita” (p.176). Ciò indica un percorso anche sapienziale. Qui si porta a compimento una sorta di catarsi, purificazione..Jung direbbe: una sorta di individuazione. Finalmente la sua personalità trova un suo equilibrio che l’autore esprime e dichiara in modo prudenziale. Afferma: “che forse io sia in prossimità di quell’uscita dal labirinto?”

Io credo che il libro stia a testimoniare un’uscita dal labirinto: l’autore ne ha preso consapevolezza.Ci sono dei momenti in cui la confessione diventa poetica o patetica, comunque raggiunge dei momenti di forza, come quando egli ricorda di avere indossato una sorta di maschera da clown e su questo fa delle osservazioni che si concludono con questa frase: “E’ terribile la maschera del clown, ma è anche terribile la sua faccia senza trucco”: con la prima ha recitato la commedia, con la seconda ha svelato l’impostura.

C’è anche una citazione che si riferisce al danno terribile che ha fatto sul giovane protagonista un’offesa, una frase ironica pronunciata da una persona a lui vicina: un’offesa gratuita che ha delle ripercussioni enormi. A volte bastano poche parole per ferire in modo quasi irrimediabile le persone.

Poi ci sono le pagine sul secondo sogno

E’ un libro che ci tocca tutti, possiamo riconoscere situazioni nostre o che abbiamo vissuto. Dice parlando al padre: “Ricordi, una volta dicesti di mia madre: a lei piace fingere il suo male, ma forse non lo facevi anche tu? In realtà io dico che si finge un male per nasconderne un altro e tutti, in un modo o nell’altro tendiamo a nascondere nell’infinito buio di noi stessi quella sofferenza.

C’è una conclusione, un approdo. Vi invito a soffermarvi sugli ultimi tre capitoli, più il congedo finale: sono estremamente significativi. Il terz’ultimo porta il titolo: “La luce della Trascendenza”. Qui c’è un approdo (relativo anche alla donna denominata Fides del sogno) non soltanto ad un equilibrio psicologico, ma anche a qualcosa che va oltre: un’intuizione della Trascendenza. Il penultimo capitolo che si intitola “All’ombra dei campanili” ci racconta di una sua passeggiata ad avvenuta guarigione, che si conclude nella Basilica delle Grazie. Ci sono delle osservazioni sul mosaico di Arrigo Poz nella cappella delle confessioni (esplosione di luce), sul monumento al terremoto e sulla maschera del diavolo. Sono osservazioni molto profonde e qui il narratore non è più esclusivamente ripiegato su se stesso, comincia a inglobare nelle riflessioni il paesaggio, la piazza, il giardino Loris Fortuna, la chiesa: siamo di fronte a un animo non più esclusivamente ripiegato su di sé.

Il tema della fede e della religiosità è molto discreto, qui, non è conclamato ed esibito. Il protagonista rimprovera l’esteriorità, ma è il momento in cui la sta anche recuperando. Punta sulla Trascendenza ed il distacco, ma non si è mai pienamente allenati al distacco.

Come dice di se stesso: io sono prossimo all’uscita dal labirinto, così in generale ci avviciniamo alla Trascendenza, ma non sempre siamo disposti a fare il passo finale, perché il tema del distacco percorre tutto il libro.

L’ultima pagina è quella della riconciliazione del padre ma anche del respingimento di alcune accuse, che in questo caso non fanno male, ma vengono respinte. Si nota una forza diversa nella persona ormai maturata che le consente anche di non ricevere l’offesa, ma di  confutarla e contestarla.

Significativa è la conclusione del libro:

“Tu, da tempo, non hai più una  tomba né un loculo e questo ha  fatto pensare, a qualcuno,  una mia mancanza di sensibilità come lo pensarono, allora, quelle  persone al tuo funerale; ma così non  è. Ho solo voluto,  con questo, ridarti il volo, libero dalle radici di una  croce visibile per renderla  invisibile dentro di me seguendo, in  tal modo, le  parole di un sommo poeta tedesco il quale affermava che “non  al  ricordo,  ma  solo al luogo  materiale si deve  rinunciare”. Ed  ecco che  il tuo ricordo riposa nel cuore del fanciullo. Con lui ti ho  lasciato; una tomba  in  comune che si trova in nessun luogo e in ogni luogo. Addio, dunque, papà! Ci sarà  data la  possibilità di rivederci? Non lo so, ma  credo che  ora finalmente potrai riposare  in pace nella  mia  memoria poiché una  cosa è certa e vale  a dire che se  in noi il cuore tace, tutto diventa un inferno.”

 

ALCUNE OSSERVAZIONI DI PIER ANGELO PIAI

Per  il famoso critico letterario francese Philippe Lejeune l’autobiografia è "il racconto retrospettivo in prosa che un individuo reale fa della propria esistenza, quando mette l'accento sulla sua vita individuale, in particolare sulla storia della propria personalità".


Ci siamo in pieno. Questo scritto autobiografico di Maurizio Basso rispecchia in modo eccellente la definizione di Lejeune ed ha il pregio di una scrittura profonda, mai noiosa e spesso quasi magica.  
L’autore esordì con le  poesie che scriveva sin dalla giovinezza.
Ma nel frattempo avvertiva l’urgenza di narrare se stesso, avendo il presentimento che ciò avrebbe comportato una catarsi interiore, dopo una vita tormentata.  

Chi legge ha l’impressione di trovarsi di fronte ad un genere tutto particolare, un’avanguardia formalistica, una poesia diluita in una prosa particolare, snellita da un ritmo incalzante costellato da parole antiche e nuove, da analogie e metafore geniali ed inattese, adatte a descrivere sentimenti, stati d’animo, turbamenti, delusioni ed illusioni.

Maurizio Basso è realmente un fenomeno. Come amico ho seguito la sua evoluzione letteraria e non avrei mai pensato di poter un giorno leggere un suo scritto strutturato in modo così particolare e geniale.
E’ difficile definirlo: è una prosa che traspira poesia dall’inizio alla fine, un incanto drammatico e un dramma incantevole.

Mi chiedo: da autodidatta quanto ha letto? La sua biblioteca abbonda dei più famosi romanzi e di innumerevoli saggi. 
Maurizio, ne sono testimone come amico,  legge di tutto accuratamente, sottolineando e ponendo appunti in ogni pagina.

Filosofia, storia, antropologia, sociologia... è interessato a tutto lo scibile umano. I risultati ci sono, eccome! Questo libro ne è la testimonianza più diretta.
Il libro non può essere catalogato secondo schemi comuni. E’ una fluida narrazione di se stesso, un viaggio interiore alla scoperta di reconditi segreti sedimentati da lungo tempo in un inconscio ricco di sorprese e di elementi simbolici.
E’ sorprendente come Maurizio riesca a descrivere mirabilmente particolari all’apparenza insignificanti, ma determinanti per la sua intera vita.

Scaturiscono osservazioni a volte stuporose, altre gravide di amarezza.
Un microcosmo che in qualche modo è il condensato dell’intera umanità con i suoi interrogativi esistenziali, le sue paure, ma anche il senso della meraviglia e dello stupore emergente dal coinvolgente ritmo poetico di molti momenti estatici descritti con vera maestria.

Pier Angelo Piai